Il Devoto-Oli 2014

0

E’ uscito il Devoto-Oli 2014 aggiornato con 500 parole nuove e nuovi significati tratti dal linguaggio di attualità e politica, dall'economia e dalla finanza, dalla televisione e dai giornali, dai gerghi giovanili, dal linguaggio colloquiale e regionale, dalle nuove mode e tendenze, dall'ecologia e dalla scienza, dalle nuove tecnologie e dall'informatica. Ne parliamo con Luca Serianni, che con Maurizio Trifone, ha curato questa edizione.

Tanti i dizionari sul mercato: quali sono le differenze e come regolarsi nella scelta?
In effetti la tradizione lessicografica italiana è prestigiosa e mantiene tuttora un buon livello medio. Ogni dizionario ha poi una sua specifica storia e una sua fisionomia, che emerge solo dall'esame di uno specialista o dall'assidua consultazione dell'utente. Il Devoto-Oli si caratterizza per almeno due tratti: da un lato una particolare attenzione alla definizione dei lemmi, anche quelli di uso comune (dei quali vanno fatte emergere le connotazioni semantiche specifiche); dall'altro, l'attenzione alle reggenze, soprattutto quelle verbali. Il Devoto-Oli è stato il primo dizionario a prestare attenzione a questo aspetto, che può suscitare incertezze anche nell'utente acculturato.

I nuovi vocaboli nella edizione sono oltre 500, come vengono selezionati?
L'inserimento di un nuovo vocabolo è un'operazione molto delicata, anche perché non può essere delegata a una procedura sistematica. Voglio dire che quel che conta è pur sempre la sensibilità del lessicografo, la sua capacità di cogliere, nella realtà linguistica in cui ciascuno di noi è immerso, parole ed accezioni nuove. E la realtà linguistica è molteplice: dai giornali ai libri, dalla televisione ai blog, dalla scienza e dalla tecnologia ai discorsi che si possono sorprendere per strada o in autobus. Tutto questo materiale va poi sottoposto a un attento vaglio. Bisogna resistere alla tentazione di inserire l'ultimo neologismo còlto nella pagine dei giornali o in rete: il lessicografo che cedesse a questa tentazione farebbe nascere un dizionario invecchiato anzitempo.

Parliamo dei neologismi che tanto piacciono alla stampa e alla televisione. Quali sono stati inseriti in questa edizione?
 Un settore a cui abbiamo sempre prestato particolare attenzione è quello delle nuove accezioni che arricchiscono la semantica di parole o di gruppi di parole del lessico d'uso: pensiamo a sequenze di parole (o, tecnicamente, a “unità polirematiche”) come famiglia di fatto, lavoro flessibile, listino bloccato, possesso palla…: tutte espressioni sulla cui vitalità abbiamo scommesso, perché segnano un'evoluzione del costume (le prime due) o interessano àmbiti fondamentali della vita associata, come la politica (la terza) o il più popolare sport nazionale (la quarta). E naturalmente occorre fare spazio a neologismi che indicano realtà nuove (dalla sigaretta elettronica alla gentrificazione delle realtà urbane) con una inevitabile attenzione ai termini che l'informatica ha messo in circolo negli ultimi tempi, come snippet o flame.

Dopo quanto tempo un anglismo o un neologismo entrano a far parte del dizionario?
Non è in gioco tanto la durata dell'uso quanto la vitalità di una parola, anche in relazione alla realtà designata o al sistema oppositivo che quella parola innesta. Un esempio: il lemma retributivo esisteva già in precedenza, ma il riferimento a un sistema pensionistico ormai d'antan, opposto a quello contributivo è ben più recente ed è doveroso segnalarlo perché i due lemmi appartengono a un orizzonte socio-economico che segna profondamente la nostra vita e, presumibilmente, segnerà ancora di più quella dei nostri figli e nipoti.

Con quale criterio vengono eliminati i termini desueti?
L'eliminazione di un lemma non è direttamente proporzionale all'inserimento di una nuova entrata: sono molti di più i lemmi nuovi che quelli non più presenti. Non vengono esclusi, in ogni caso, gli arcaismi che hanno una dignità letteraria e che possono ricorrere nei nostri classici; ma quelli che appartengono a tecniche diventate obsolete o marginali e che devono trovare cittadinanza in un dizionario storico, ma non in un dizionario dell'uso. Ricordo, ad esempio, che nella prima riedizione del Devoto-Oli che ho avuto modo di curare, insieme al collega Maurizio Trifone, abbiamo eliminato alcuni lemmi che si riferivano all'attività di chi lavorava nelle solfatare, un'attività importante nel passato, ma ormai in gran parte finita in una sorta di modernariato.

Al volume è allegato un prezioso dvd. Con tutti i  mezzi elettronici oggi a disposizione ha ancora un senso un dizionario cartaceo?
La domanda ha una portata più generale: c'è ancora spazio per il libro cartaceo? La mia risposta è sì, a condizione che un certo libro non si consulti soltanto per ricavare un dato puntuale, ma si legga o si possa leggere distesamente. Vedo scarso futuro, insomma, per gli elenchi telefonici o anche per gli orari ferroviari; ma un romanzo è tuttora più comodo maneggiarlo e sfogliarlo che non leggerlo su un supporto elettronico. E un dizionario assomiglia più a un romanzo che a un elenco telefonico, anche senza necessariamente condividere quel che diceva Carlo Dossi, per il quale era più divertente leggere un dizionario che un romanzo.

Luca Serianni
Nato a Roma nel 1947, formatosi alla scuola di Arrigo Castellani, è dal 1980 professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “La Sapienza”. È socio dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia della Crusca, vicepresidente della Società Dante Alighieri, direttore responsabile della rivista “Studi linguistici italiani” e condirettore degli “Studi di lessicografia italiana”. Si è occupato di dialetti toscani medievali (aretino e pratese: 1972 e 1977), di questione della lingua nel tardo Cinquecento (edizione del Turamino del Bargagli: 1976) e di vari aspetti di storia linguistica ottocentesca (Norma dei puristi e lingua d’uso nell’Ottocento, 1981; linguaggio della medicina, riforma linguistica manzoniana, Belli, Imbriani e altro: Saggi di storia linguistica italiana, 1989), di secoli precedenti (Della Casa, Davanzati, Varano, lingua poetica neoclassica, ecc.) e del successivo (Pasolini, Bellonci, l'ultimo D’Annunzio, i giornali contemporanei, la didattica dell’italiano). Con Il Mulino ha pubblicato due manuali di storia linguistica del primo e del secondo Ottocento (1989 e 1990), con la UTET una grande Grammatica italiana (1988), poi ristampata come “garzantina” dall’editore Garzanti nel 1997, con Einaudi una Storia della lingua italiana a più mani (curata insieme con P. Trifone; 1993-1994), redigendo il capitolo sulla prosa letteraria. Nel 2001 è apparsa, con l’editore Carocci, una Introduzione alla lingua poetica italiana; nel 2002, con Garzanti, il volume Musicisti, viaggiatori, poeti. Saggi di storia della lingua italiana; nel 2005, sempre con Garzanti, il libro Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente; con Laterza ha pubblicato nel 2006 Prima lezione di grammatica e nel 2010 L’ora di italiano, mentre, di nuovo per Carocci, nel 2009 è uscito Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti, scritto insieme a Giuseppe Benedetti.
Dall’edizione del 2004 è, insieme a Maurizio Trifone, curatore del Dizionario della lingua italiana di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, edito da Le Monnier (Mondadori Education)

Condividi

Leave A Reply

Questo sito utilizza cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione. Esprimi il tuo consenso cliccando sul pulsante 'Accetta'. Se neghi il consenso, non tutte le funzioni di questo sito saranno disponibili.

Voglio saperne di più

Impostazioni Cookie