Il racconto dei territori: all’Aquila la tavola rotonda della CRI

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Nell’ambito del Prix Italia 2026, organizzata dalla Comunità Radiotelevisiva Italofona, si è svolta all’Aquila la tavola rotonda “Il racconto dei territori”, un confronto a più voci dedicato al valore delle comunità, dei luoghi e delle esperienze che contribuiscono a definire l’identità dei territori. L’incontro, condotto dal giornalista di Radio Vaticana Rosario Tronnolone, ha offerto punti di vista diversi accomunati dall’attenzione al racconto delle realtà locali.

da sinistra, sul podio la Segretaria Generale Maria du Bessé, Andrea Satta, Roberto Balzaretti, Iuliana Anghel, Marcelo Ayala, Andrea Borgnino e Barbara Urizzi

Dopo i saluti del presidente della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli, il Direttore dell’Ufficio Studi Rai Francesco Giorgino, intervenuto con un video messaggio, ha evidenziato come il territorio non sia soltanto uno spazio geografico delimitato da confini, ma un ecosistema relazionale nel quale interagiscono fenomeni culturali, sociali, istituzionali e ambientali. Luogo di identità e memoria, il territorio diventa così uno spazio in cui si costruiscono conoscenza e significati condivisi. Presentando il volume “Rai e territori”, disponibile dalla fine di novembre ed edito da Rai Libri, ha ribadito il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo, impegnato a valorizzare le specificità delle comunità e a ridurre le distanze, affinché nessuna realtà locale possa essere considerata periferica.

L’ambasciatore di Svizzera in Italia Roberto Balzaretti ha raccontato l’esperienza di “In cammino con la Svizzera”, progetto che lo porta ad attraversare tutte le regioni italiane a piedi e con mezzi di trasporto sostenibili. Un’iniziativa nata con l’obiettivo di superare l’immagine tradizionale della diplomazia e favorire l’incontro diretto con istituzioni, imprese, università, centri di ricerca, associazioni e realtà culturali che ogni giorno contribuiscono a rafforzare le relazioni tra Svizzera e Italia.

Sul valore del movimento lento si è soffermato Andrea Satta, pediatra e musicista, che ha proposto una riflessione sul concetto di “tempo perso”: quel tempo che, grazie al cammino e alla bicicletta, consente di osservare e comprendere ciò che spesso sfugge nella frenesia quotidiana. In questa prospettiva si inserisce anche l’esperienza della “Transumanza favolosa”, un tour che attraversa luoghi e comunità con l’obiettivo di conoscere e raccontare i territori.

L’esperienza dei cammini organizzati e promossi dalla Comunità Radiotelevisiva Italofona è stata raccontata da Andrea Borgnino, di Rai Radio Digitali Specializzate e Podcast, che si è soffermato in particolare sulla produzione dei podcast che accompagnano queste iniziative. Le puntate, registrate direttamente al termine delle tappe, restituiscono in modo spontaneo e autentico emozioni, incontri e riflessioni dei partecipanti, trasformandosi in uno strumento di narrazione condivisa.

Il tema dei cammini come occasione di scoperta e dialogo è stato ripreso da Barbara Urizzi di Radio Capodistria, che ha presentato il Cammino Goritiense, itinerario transfrontaliero capace di raccontare un territorio segnato da una storia complessa, fatta di sofferenze, contraddizioni ma anche di incontri e riconciliazioni. Iuliana Anghel di Radio Romania Internazionale ha invece accompagnato il pubblico alla scoperta del Cammino dei Faggi, in Bucovina, nel nord della Romania, un percorso che attraversa paesaggi di straordinaria bellezza tra cui il monastero di Voronez, spesso definito la “Cappella Sistina d’Oriente”.

A chiudere l’incontro è stato il racconto del giornalista argentino Marcelo Ayala, che ha ripercorso la propria esperienza di inviato in Antartide nel 2024. Dopo un lungo viaggio in aereo, nave ed elicottero, Ayala ha raggiunto la Base Esperanza, insediamento gestito dalle Forze Armate argentine nel continente antartico, documentando la vita quotidiana di militari, scienziati, tecnici e operatori dell’emittente LRA36 Radio Nacional Arcángel San Gabriel, e trasmettendo in lingua italia ha offerto al pubblico argentino uno sguardo diretto su uno dei luoghi più remoti del pianeta. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il contributo del padre alla realizzazione della base negli anni Settanta, intrecciando così la dimensione professionale con quella personale e familiare.

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