(19/05/2026) Lunedì 18 maggio si è tenuta la terza tornata accademica del 2026. In questa occasione sono state presentate le prime voci del VIVer, il Vocabolario dell’italiano verista e due nuove pale accademiche. Il progetto Vocabolario dell’Italiano Verista (https://progettoviver.it) è stato sviluppato dalla Fondazione Verga e dall’Accademia della Crusca: intende descrivere l’italiano verista nella sua organicità e nelle sue componenti essenziali (lessico regionalizzato, fraseologia, tecnicismi socio-ambientali e narrativi).
In questa occasione sono state presentate le pale di Marco Biffi (Stacciato), opera di Luca Macchi e di Carla Marello (Metodica) opera di Elena Pellicoro.
La pala:
La pala raffigura un banco da falegname su cui sono riuniti arnesi di foggia seicentesca, due stacci – uno finito e uno ancora in costruzione – spighe e chicchi di grano.
Il nome Stacciato richiama lo staccio come strumento del vaglio e, insieme, come immagine di un metodo. Stacciare è far passare la materia attraverso una trama, separare ciò che è mescolato, rendere visibile ciò che deve essere trattenuto o distinto: un gesto che rimanda al lavoro del linguista e del lessicografo, che raccoglie materiali, li ordina, li mette in relazione. Nell’attività dell’accademico, così come in quella dell’Accademia moderna, la lingua viene “stacciata” attraverso strumenti critici, lessicografici e informatici: corpora, archivi digitali, dizionari elettronici, banche dati testuali; strumenti non soltanto usati, ma anche progettati e costruiti.
Sul banco è appoggiata anche una pascalina, macchina seicentesca per il calcolo ideata da Blaise Pascal, che rappresenta il computare e l’ordinare secondo procedure, ma richiama anche una genealogia degli strumenti di calcolo che conduce fino al computer moderno. Gli arnesi del falegname rimandano alla lingua della tecnica, dell’architettura e delle macchine: insieme agli stacci e alla pascalina suggeriscono una continuità tra il fare artigiano e il fare scientifico. La tavolozza e, sullo sfondo, i tre cerchi (simbolo dell’Accademia delle Arti del Disegno, di cui l’accademico fa parte) rimandano agli specifici studi sulla lingua dell’architettura e più in generale delle arti.
Il motto “d’arte e d’ingegno” è tratto da Purgatorio IX, 125. Nel passo dantesco l’espressione si riferisce alla chiave che richiede perizia e acume per aprire la porta del Purgatorio; nella pala quella chiave diventa anche metafora degli strumenti necessari per aprire la lingua, interrogarla e comprenderla. Ma il motto gioca anche sulla densità semantica delle due parole. Arte è insieme sapere tecnico, mestiere, capacità operativa, ma anche campo degli studi artistici evocati dagli oggetti e dai simboli della raffigurazione. Ingegno è facoltà inventiva e interpretativa, ma richiama anche il mondo degli ingegni, delle macchine, degli strumenti, dei dispositivi costruiti per comprendere e operare.
Il pittore:
Luca Macchi (San Miniato, 1961), pittore e incisore, vive e lavora a San Miniato, in Toscana. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze è Presidente della Classe di Pittura dell’Accademia delle Arti del Disegno. I suoi lavori più recenti vengono definiti dalla critica d’arte “visioni poetiche” dove il contemporaneo si fonde con figure di sapore classico creando suggestioni oniriche. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.
Hanno scritto sul suo lavoro, tra gli altri: Cristina Acidini, Giuseppe Billi, Dante Fasciolo, Andrea Granchi, Marco Lapi, Dilvo Lotti, Ilario Luperini, Mario Luzi, Ilaria Mariotti, Nicola Micieli, Tommaso Paloscia, Stefano Renzoni, Piero Santi, Giuliano Scabia, Alessandra Scappini, Valerio Vallini, Luigi Zangheri.
La pala:
La Pala contiene un riferimento al nome accademico scelto (Metodica) attraverso il volume del Prontuario di Giacinto Carena (1846, 1853, 1860) dizionario metodico, cioè ordinato per soggetti, punto di partenza dei miei studi sulla lessicografia italiana monolingue e bilingue. Il motto “metter la trama in quella tela” (Paradiso, XVII, 101-102) è visivamente richiamato dalla navetta appoggiata a destra. Il tessere, l’inserire la trama in una tela, è atto simile a quello della linguista testuale e della linguista di corpora che, con metodo, interpreta l’ordito testuale e ricava dati significativi dai corpora.
Il paesaggio ritrae Cisterna d’Asti con le Alpi sullo sfondo ed è ispirato a quello che si vede nei giorni di vento dalla collina sopra la casa dei miei nonni paterni, vignaioli, tradizione a cui il grappolo d’uva accenna. I grissini rubatà sono la declinazione piemontese di un prodotto legato alla farina.
La pittrice:
Elena Pellicoro, diplomata all’Istituto d’Arte, si specializza nel restauro cartaceo e librario e successivamente nelle tecniche della decorazione murale. L’incontro con la calligrafia orienta il suo lavoro verso le tecniche di lavorazione della carta ‒ intagliata, sbalzata, piegata ‒ che impiega nelle sue opere. Attualmente insegna disegno e decorazione murale e conduce stages sulle tecniche di paper art in Italia, Francia e Belgio. Ha partecipato a mostre collettive in Italia e all’estero; un suo lavoro è esposto nella collezione permanente del World Calligraphy Museum di Mosca. È coautrice del libro Calligrafia – La via della scrittura (Altrimedia 2020).


