Italia e Svizzera mano nella mano per diffondere la lingua di Dante

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Di Sonia Fenazzi

dal sito Swissinfo.ch

(28/10/2016) La Confederazione elvetica è un terreno fertile per la lingua di Dante. Ma per una fioritura rigogliosa in tutto il territorio occorre seminare con cura. Soprattutto, Svizzera e Italia non devono più coltivare ognuna il proprio orticello, bensì unire le forze e lavorare di concerto, nei reciproci interessi. Un importante passo in tal senso è stato compiuto il 24 ottobre all’ambasciata d’Italia a Berna.

Il momento non è casuale: è nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo che l’ambasciatore Marco Del Panta ha organizzato una tavola rotonda tesa a trovare il filo conduttore per una strategia congiunta. Una discussione basata su dati molto concreti, grazie a un documento informativo e propositivo: il “Rapporto sull’italiano in Svizzera: contesto, legislazione, iniziative”.

Realizzato dall’ambasciata, il documento offre per la prima volta un inventario completo e dettagliato della diffusione della lingua italiana nella Confederazione e degli strumenti di propagazione. Inoltre evidenzia una convergenza fra tre obiettivi nella promozione della conoscenza di questo idioma: “quello dell’Italia di diffondere la propria lingua e cultura; quello della Svizzera di promuovere il plurilinguismo e le proprie lingue nazionali; quello del Ticino e dei Grigioni di favorire l’italiano anche al di fuori dei loro confini”. Infine traccia delle vie da percorrere per raggiungere questi obiettivi e propone strumenti operativi.

“Non intendiamo promuovere l’italiano pensando di fare concorrenza all’inglese come lingua di comunicazione, ma vogliamo collocarlo come lingua culturale”, ci precisa l’ambasciatore. Un campo in cui l’Italia gode di prestigio e un elemento di particolare interesse per la Svizzera, “unico paese al mondo insieme all’Italia ad avere l’italiano come lingua nazionale”.

Dietro l’albero si nasconde la foresta

A dispetto dei dati statistici che in Svizzera mostrano l’italiano in costante perdita di velocità al di fuori dai propri territori – ossia del Ticino e di parte dei Grigioni –, il potenziale d’interesse per questa lingua c’è. Lo si constata nella domanda di corsi di lingua e cultura italiana organizzati dal Ministero degli affari esteri e dagli Enti gestori, ha precisato alla tavola rotonda il coordinatore di questi ultimi, Roger Nesti. Tuttavia il numero di corsi cala a causa di vari ostacoli: prima di tutto i tagli continui dei contributi dello Stato italiano e l’incertezza finanziaria, ma anche, in certi cantoni o talune località, difficoltà a reperire aule o finestre orarie adeguate.

C’è anche di più: l’italiano nelle aree tedescofona e francofona della Svizzera “è molto vitale”, hanno rilevato all’unisono alla tavola rotonda alcuni degli autori dell’opera “Italiano per caso”, frutto di una ricerca sulle varie forme di italianità nella Confederazione.

L’immagine dell’italiano lingua non più attrattiva, scalzata dall’inglese, che esce dalle statistiche, di fatto cela una realtà molto più complessa: quella di “un’italianità diffusa e sedimentata” nelle altre aree linguistiche della Svizzera e quella “compatta” in Ticino e nelle valli italofone dei Grigioni, osserva Verio Pini, coautore del libro.

Il consulente per la politica linguistica alla Cancelleria federale ricorda che “sui circa 550mila italofoni residenti in Svizzera, circa 300mila vivono oltre Gottardo”. Vi si aggiungono tantissime persone che, “per svariate ragioni, hanno una relazione con la lingua o con la cultura italiana, contribuiscono alla sua vitalità, ma non lasciano grandi tracce nelle statistiche”, tra cui molti discendenti di italiani, dalla seconda alla quarta generazione.

Coesione e coordinamento

Ci sono dunque un interesse che va nutrito e un prezioso patrimonio linguistico-culturale che va valorizzato e consolidato. Svizzera – sia a livello federale, sia a livello cantonale – e Italia – per il tramite dell’ambasciata e dei consolati – dispongono ciascuna di alcuni strumenti per farlo. “L’idea è molto semplice: si tratta di metterli insieme, rafforzarli e fare una programmazione coordinata, invece di disperdere risorse umane e finanziarie, lavorando ognuno per conto proprio”, ci spiega l’ambasciatore Marco Del Panta.

L’idea è stata accolta con entusiasmo dagli esponenti politici e accademici attivi nella promozione dell’italiano in Svizzera, che hanno animato la tavola rotonda. “Per Italia, Svizzera, Ticino e Grigioni è un obbligo morale e culturale promuovere in comune l’italianità”, ha sottolineato Filippo Lombardi, presidente della delegazione per le relazioni con il parlamento italiano.

Sul fronte dell’operatività, il senatore ticinese ha caldeggiato la creazione di una fondazione in cui “convogliare risorse umane e fondi dei due paesi”, sia statali che privati, in modo da disporre di “uno strumento efficace” per attuare una strategia comune di promozione dell’italiano nella Confederazione. “Dobbiamo unire le forze e vincolarle a un contributo finanziario”, ha insistito Lombardi.

Mentre i rappresentanti ticinesi hanno condiviso la necessità di questa opzione, l’ambasciatore d’Italia Marco Del Panta e la copresidente dell’intergruppo parlamentare “Italianità”, Silva Semadeni hanno dato la priorità alla conclusione di un accordo strategico bilaterale tra i due paesi, tramite un memorandum d’intesa che dia il quadro giuridico necessario.

Un’opportunità oltre la lingua

Queste diversità di vedute non tolgono nulla allo spirito di collaborazione che ha caratterizzato l’iniziativa dell’ambasciata d’Italia e che è stato corrisposto dagli interlocutori elvetici. “Non ricordo una manifestazione di questo tipo, in cui si è percepita una volontà così forte di cooperazione come oggi”, si è rallegrato il professore Bruno Moretti, codirettore dell’Istituto di lingua e letteratura italiana dell’università di Berna.

Il primo passo sulla strada della collaborazione è stato compiuto e il mese prossimo il dialogo proseguirà verosimilmente nell’ambito del Forum per l’italiano in Svizzera. Non sarà certamente una passeggiata riposante, anche perché il federalismo elvetico rende il cammino più tortuoso. Non basterà trovare un’intesa con la Confederazione e con il Ticino e i Grigioni.

Ognuno dei 26 cantoni è infatti competente sul proprio territorio in materia di istruzione e di cultura, ha le sue regole e le sue peculiarità. Perfettamente consapevole di questo, l’ambasciatore Marco Del Panta è comunque fiducioso: “Abbiamo consolati generali in tutte le principali aree della Svizzera. Ho già indicato ai consoli che devono lavorare assiduamente su questo progetto”, ci assicura.

Il diplomatico vede persino questo impegnativo e complicato lavoro come opportunità: “un’azione di conoscenza più approfondita è utile anche per sviluppare le relazioni bilaterali tra i due paesi”.

Bilingui, come le scuole svizzere all’estero

Sulla scorta dell’esperienza personale fatta con i figli, che hanno frequentato le elementari e le medie alla Scuola svizzera di Roma, e di esperienze che ha potuto osservare altrove, l’ambasciatore Marco Del Panta ritiene che si debba puntare sulle scuole bilingui e biculturali. “È quello il modello da portare avanti. Non si può più pensare a scuole esclusivamente italiane all’estero, perché neanche più gli italiani sono interessati. Inoltre noi non vogliamo creare il ghetto degli italiani: anche gli italiani devono integrarsi nel paese. La scuola biculturale è sicuramente lo strumento migliore”, ha detto il diplomatico a swissinfo.ch.

 

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