I dati del Dossier statistico immigrazione

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(30/10/2014) Presentato il 29 ottobre in tutta Italia in contemporanea il Dossier statistico sull’immigrazione pubblicato da UNAR e curato da IDOS. Dagli settanta ad oggi l’Italia si è trasformata in un paese di immigrazione. Oggi sono quasi cinque milioni gli stranieri residenti.

Per Idos la presenza effettiva di immigrati nel nostro Paese dovrebbe essere di 5.364.000 persone in posizione regolare.
Le donne sono il 52,7% del totale, i minori oltre 1 milione (925.569 quelli con cittadinanza non comunitaria) e 802.785 gli iscritti a scuola nell’a.s. 2013/2014 (il 9,0% di tutti gli iscritti, ma ben il 20% a Piacenza e a Prato).

Nel 2013, un quarto degli stranieri risiede in sole quattro province (Roma, Milano, Torino e Brescia). Gli stranieri residenti in Lombardia (oltre 1 milione) sono il 22,9% del totale nazionale e quelli residenti nel Lazio (oltre 600mila) il 12,5%. Lombardia e Lazio sono le regioni in cui anche diverse singole collettività registrano le presenze più consistenti, ma ciò non vale per tutte: tra le eccezioni spiccano i cinesi, per il 17% insediati in Toscana, e gli ucraini, per il 18,5% in Campania.
Nonostante il policentrismo delle provenienze (196 nazionalità rappresentate), circa la metà degli immigrati (51,1%) proviene da soli cinque paesi (Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina) e circa i due terzi (64%) dai soli primi dieci.
Rispetto al periodo antecedente la crisi, i flussi d’ingresso di nuovi lavoratori sono molto diminuiti.
Nel 2013, i visti rilasciati per soggiorni superiori a 90 giorni sono stati 169.055, di cui solo 25.683 per lavoro subordinato e 1.810 per lavoro autonomo (in questo caso più di 100 visti per ciascun paese sono stati rilasciati in Russia, Stati Uniti, Ucraina, Cuba e Taiwan).
Attualmente a determinare la crescita della popolazione straniera sono soprattutto gli ingressi per ricongiungimento familiare (76.164 visti) e le nuove nascite (77.705 a fronte di 5.870 decessi).

Il mondo del lavoro vede gli immigrati protagonisti anche se permangono le condizioni di subordinazione. Secondo l’indagine Istat sulle forze lavoro, sono 2,4 milioni gli occupati stranieri, oltre un decimo del totale (l’incidenza era solo del 3,2% nel 2001). L’87,1% svolge un lavoro dipendente, seppure con notevoli differenze tra le varie collettività. Prevale l’occupazione nei servizi (63,6%) su quella nell’industria (31,7%, con il 13,3% nelle sole costruzioni) e in agricoltura (4,7%). Alla fine del 2013 si contavano 3 milioni e 113mila disoccupati in Italia (493mila dei quali stranieri). Tra gli stranieri il tasso di disoccupazione è salito nel 2013 al 17,3%, mentre tra gli italiani all’11,5%; viceversa, il tasso di occupazione è sceso al 58,1% tra gli stranieri e al 55,3% tra gli italiani.
Nel periodo della crisi (2008-2013), inoltre, il tasso di disoccupazione degli stranieri è aumentato di 5,7 punti percentuali (tra gli italiani di 3,6 punti). Nel 2013, è cresciuto anche il divario della retribuzione netta mensile percepita in media dagli stranieri (959 euro, -27% rispetto ai 1.313 euro dei lavoratori italiani), così come tra i primi risulta più elevata l’incidenza dei sottoccupati.
Più di un terzo (35,3%) degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate (in particolare nei servizi domestici e alberghieri) e quasi altrettanti sono impiegati come operai (32,6%), mentre il 26,0% lavora da impiegato o addetto ad attività commerciali o nei servizi e solo il 6,1% svolge professioni qualificate (tra gli italiani il 37,3%). Il superamento di questa posizione subalterna non avviene neanche dopo una lunga permanenza in Italia, né a fronte di un livello di formazione avanzato: 1 milione di stranieri, pari al 41,1% degli occupati, possiede un grado di istruzione più elevato rispetto alle mansioni che svolge (tra gli italiani si tratta, invece, del 18,5%), a dimostrazione che il livello di studi degli immigrati è generalmente medio-alto (il 10,3% ha una laurea e il 32,4% un diploma: dati del Censimento 2011).

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