(01/04/2026) Vi segnaliamo, dal sito dell’Accademia della Crusca, l’articolo del presidente Paolo D’Achille, adattamento del suo intervento del 24 marzo 2026 a Ferrara, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’Università di Ferrara, su invito della Rettrice dell’Ateneo estense (nonché presidente della CRUI), la professoressa Laura Ramaciotti.
“Forse non tutti sanno che l’aggettivo italiano, derivato da Italia con il suffisso -ano, il secondo per frequenza e produttività nella formazione degli etnici dopo -ese (in latino si usavano Italus e Italicus), stentò a lungo a imporsi come sostantivo per denominare quella che Dante chiamava “lingua di sì” e che oggi possiamo considerare la nostra lingua nazionale, comunemente parlata (pur con varie sfumature regionali) in tutto il Paese; e che è tale anche se non è indicata esplicitamente come lingua ufficiale della Repubblica nella nostra Costituzione. Il glottonimo italiano si impose, infatti, definitivamente solo nel corso del Settecento; prima fu contrastato, soprattutto in Toscana, da alternative come “lingua toscana” o “lingua fiorentina”, sulla base (certamente fondata) del fatto che le strutture fonomorfologiche dell’italiano erano quelle del fiorentino letterario trecentesco delle “Tre Corone”, Dante, Petrarca e Boccaccio, rilanciato, nel dibattito linguistico dell’inizio del secolo XVI, da Pietro Bembo e, alla fine dello stesso secolo, accolto anche a Firenze, grazie alla mediazione di Benedetto Varchi e di Lionardo Salviati. In effetti, lo stesso Vocabolario degli Accademici della Crusca, la cui prima edizione (o meglio “impressione”) avvenne a Venezia nel 1612, grazie al quale l’italiano è la prima lingua moderna a disporre di un dizionario monolingue, modello per i dizionari, posteriori, del francese, dello spagnolo, del tedesco e via dicendo (un primato, questo, di cui dovremmo andare fieri), non reca l’indicazione esplicita di quale sia la lingua di cui raccoglie il lessico, anche se, di fatto, si tratta del fiorentino.
Diversamente dalle altre grandi lingue di cultura europee, l’italiano non si è imposto, né all’interno dei confini nazionali, né tanto meno fuori d’Italia nei periodi, non brevi, in cui ha avuto un prestigio e una circolazione internazionali, con la forza delle armi. ” (…) Continua a leggere sul sito dell’Accademia della Crusca
