Data / Ora
Date(s) - 31/03/2026 - 02/04/2026
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Se Fantozzi continua a vivere nella memoria collettiva italiana, lo deve soprattutto alla lingua. Più ancora delle situazioni o dei personaggi, è il suo lessico — iperbolico, deformato, grottescamente burocratico — ad aver attraversato il tempo, sedimentandosi nell’uso quotidiano. Formule, tic espressivi, scarti di registro sono diventati strumenti con cui, ancora oggi, raccontiamo il lavoro, la frustrazione, la subordinazione e le gerarchie sociali. Non solo un protagonista della commedia, dunque, ma un vero e proprio dispositivo linguistico: una grammatica implicita capace di rendere riconoscibili rapporti asimmetrici e tensioni sociali, trasformando l’esperienza dell’ordinario in racconto condiviso.
Il pomeriggio di studi Così parlò Fantozzi: riflessi “fantozziani” in italiano contemporaneo, in programma mercoledì 1 aprile dalle ore 14.30 nell’Aula Goldoniana del Ghislieri, costituisce il momento scientifico culminante della rassegna “Una c**a pazzesca!” – Omaggio a Fantozzi, organizzata e promossa dal Collegio.
Linguisti, studiosi di cultura e critici del cinema si confrontano per indagare la fortuna lessicale e simbolica del mondo fantozziano, mettendone in luce la persistenza nell’uso linguistico e nella rappresentazione sociale contemporanea.
Come emerge anche dalle riflessioni di Ilaria Fiorentini, il linguaggio fantozziano non si limita alla citazione di battute celebri, ma permea in profondità le pratiche comunicative: nelle iperboli (“mostruosamente”, “tragico”), nelle deformazioni pseudo-burocratiche (“Megadirettore Galattico”), nelle formule di ossequio solo apparentemente servili (“com’è umano lei”), fino a espressioni ormai cristallizzate come “una cagata pazzesca”. Tracce diffuse e spesso inconsapevoli, che trovano riconoscimento anche a livello lessicografico — basti pensare alla piena autonomia dell’aggettivo “fantozziano” nei dizionari contemporanei.
Questa lingua, nata come caricatura, si rivela così uno strumento sorprendentemente efficace di rappresentazione sociale: estremizza meccanismi reali — l’innalzamento maldestro del registro, l’uso improprio del burocratese, gli ipercorrettismi (“vadi”, “venghi”) — e li restituisce in forma comica, rendendo visibili le tensioni tra aspirazione e subordinazione. In questo senso, si può parlare di una vera e propria “grammatica dell’umiliazione”: un insieme ricorrente di strategie linguistiche che attraversano contesti e livelli sociali, codificando rapporti di potere e distanze relazionali.
Lungi dall’essere un’eredità esaurita, questo modello linguistico continua a rinnovarsi anche nell’ecosistema digitale: meme, social network e comunicazione rapida ne rilanciano costantemente formule e situazioni, adattandole all’attualità. Il linguaggio di Fantozzi si conferma così non solo persistente, ma ancora produttivo, capace di raccontare il presente con parole nate decenni fa.
MERCOLEDÌ 1 APRILE 2026 | ORE 14.30
Aula Goldoniana | Collegio Ghislieri
Così parlò Fantozzi: riflessi “fantozziani” in italiano contemporaneo
Modera il pomeriggio di studi Ilaria Fiorentini
- “Fantozzismi” nei libri, nei film (e altro) di Paolo Villaggio
Lorenzo Coveri, già Professore ordinario nell’Università di Genova, Accademico della Crusca - Cosa resta di Fantozzi nell’italiano di oggi?
Ilaria Fiorentini, Professoressa associata presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Pavia - La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca: il turpiloquio in Fantozzi
Eleonora Sciubba, Ricercatrice presso Department of Culture Studies, Tilburg School of Humanities and Digital Sciences, Tilburg University - Da Gogol’ a Wyle Coyote – Come il Fantozzi di Salce e Villaggio rivoluzionò la commedia italiana
Andrea Pergolari, Scrittore - Conversazione con Emanuele Salce, AttoreAl termine del pomeriggio di studi, tragico aperitivo nel Salone del Rettorato del Collegio Ghislieri.
