Parole O_Stili: la cura delle parole contro la violenza verbale online

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logo_paroleostiliNello scorso mese di febbraio è partito un nuovo progetto riguardante la comunicazione sul web. Si chiama Parole O_Stili e si prefigge di provare a cambiare la modalità di comunicazione sui social network, con un uso attento e corretto delle parole e una riflessione accurata prima di postare i messaggi, in particolar modo su Facebook. Ne parliamo con l’ideatrice Rosy Russo, che ha lanciato il progetto.

Come è nata la vostra idea di creare questo evento?
Parole O_Stili nasce da un sentimento forte, il disagio, e dalla sua miglior cura: l’amicizia. Di fronte all’ennesimo episodio di violenza verbale online, mi sono interrogata con alcuni amici della rete per capire cosa poter fare insieme. Nel giro di pochi giorni – era ferragosto! – ho coinvolto molti colleghi della comunicazione, giornalisti, blogger e abbiamo pensato di incontrarci di persona per provare a capire il motivo di questi fenomeni. Il cuore di tutto questo nostro progetto? Il Manifesto della comunicazione non ostile, scritto a più di 100 mani, grande occasione di dialogo e frutto di sensibilità diverse.

Il progetto ha avuto una grande campagna di comunicazione proprio su Facebook usando lo stesso mezzo che si intende andare a rivoluzionare. Una contraddizione o un tentativo di cambiamento dall’interno?
Nessuna contraddizione, anzi, perché non sono Facebook o la Rete il problema, quanto invece i comportamenti ostili. Credo sia importante dare l’esempio e mostrare che è possibile stare in Rete in modo diverso, più che cambiare la piattaforma. Per questo è nato Parole O_Stili: per sensibilizzare rispetto alla violenza nelle parole e per provare a ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi che si propagano facilmente in Rete.

Come si è svolto l’evento che si è tenuto a Trieste?
Mi piace paragonare Parole O_Stili a una cena tra amici. L’immagine è quella di una tavola imbandita, ricca dei sapori che ognuno ha saputo portare da ogni parte dell’Italia, e che io ho il solo merito di aver apparecchiato. L’evento è durato due giorni. Nella prima giornata sono intervenuti in sessione plenaria Gianni Morandi, da sempre icona positiva del bon ton in rete che ha argomentato il Manifesto, e la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini intervistata da Anna Masera. Oltre a questo, abbiamo presentato tre ricerche, a cura dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, di SWG e di Voices From the Blogs. Nella seconda giornata abbiamo affrontato l’ostilità nelle parole in modo più verticale, con un intervento di Enrico Mentana e attraverso nove panel tematici su: social media e scritture; giornalismo e mass media; viaggi, sport e divertimento; politica e legge; business e advertising; in nome di Dio; giovani e digitale; bufale e algoritmi; bambini e social media.

Quali sono le parole d’ordine uscite? Come è stato accolto il vostro decalogo?
Credo che tutti abbiamo acquisito maggiore consapevolezza e responsabilità sull’argomento. Due elementi che sono poi quelli alla base del nostro Manifesto, una carta che in dieci princìpi di stile riassume alcune utili indicazioni per migliorare la nostra comunicazione. La risposta al Manifesto è stata di grande entusiasmo: centinaia di mail, post e tweet per raccontarci di dirigenti scolastici che lo hanno fatto appendere in tutte le classi, relatori che lo presentano ai convegni, politici che lo citano in Aula, genitori e insegnanti che ne prendono spunto per avviare percorsi formativi.

Pensate che questo progetto possa influire sui messaggi che quotidianamente a milioni vengono scritti sui social?
Ho la speranza che la riflessione che abbiamo cominciato con Parole O_Stili, nel suo piccolo, possa fare la differenza e dare coraggio a quanti soffrono per una parola scortese, violenta, offensiva. Ma anche ai giovani e ai bambini, che hanno bisogno di modelli positivi, soprattutto per abitare la rete in maniera più consapevole. Perché non esiste distinzione tra virtuale e reale.

E’ già il momento di tirare le somme. Qual è la vostra riflessione sui giorni trascorsi a Trieste e come pensate di mettere a frutto questa esperienza?
Trieste è stato l’inizio. In questo momento stiamo guardando alla prossima tappa, un grande evento a maggio, che vedrà coinvolti i giovani e le scuole. Vogliamo che il Manifesto arrivi anche a loro, con l’ambizione che il virus positivo dello “scelgo le parole con cura” faccia il giro dell’Italia. Le idee sono molte e l’entusiasmo non manca: ho l’impressione che si sentirà ancora parlare di noi.

Manifesto della comunicazione non ostile_2

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