Università per stranieri di Perugia

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1330439116281perugia“L’Università Italiana per Stranieri (…) ha lo scopo si diffondere la migliore e la maggiore conoscenza dell’Italia in tutte le sue manifestazioni passate e presenti per la lingua, la letteratura, le arti, la storia, i costumi, le istituzioni politiche, culturali, industriali (…) e il suo pensiero attraverso i secoli”
Motto dell’Ateneo, adottato nello stesso anno, è: “Antiquam exquirite matrem,” il virgiliano responso dato da Apollo ad Enea quando lo supplica di indicargli dove dirigere la rotta.
Fino al 1925 i corsi vengono tenuti presso le aule dell’Università degli Studi e nella Sala dei Notari del Palazzo comunale, ma già nel 1927 l’istituzione ha una sede propria nel prestigioso Palazzo Gallenga-Stuart, donato dal conte Romeo Adriano Gallenga-Stuart al Comune di Perugia e  destinato in uso perpetuo e gratuito al novello Ateneo per lo svolgimento delle sue finalità istituzionali.

Il programma dei corsi prevede in quegli anni la seguente articolazione: Corsi di lingua, di letteratura, di storia civile e di storia dell’arte d’Italia, Corsi di Alta cultura;, Corso di etruscologia.
Chiamati ad insegnare presso l’istituzione sono i massimi esponenti del pensiero letterario, scientifico e culturale del secolo scorso. Tra essi: Giulio Quirino Giglioli, Romolo Caggese, Arturo Castiglioni, Natalino Sapegno, Antonio Banfi, Federico Chabod, Gino Arias, Silvio d’Amico, Giuseppe Antonio Borgese, Guglielmo Marconi, Umberto Nobile, P.Agostino Gemelli, Giuseppe Prezzolini, Bruno Migliorini, Walter Binni, Aldo Neppi Modona, Enrico Ferri, Pietro Badoglio, Massimo Pallottino.
Nel 1935 viene costruita un’intera nuova ala del Palazzo in cui troverà sede l’Aula Magna.
La sala ha una superficie di 250 mq e contiene, insieme ad altre opere, un grande affresco del pittore futurista Gerardo Dottori. Tale opera è resa possibile grazie alla donazione di uno studente: Frederic Thorne-Rider, cittadino di Los Angeles, il quale, “ammirato dei vantaggi che l’Università arrecava alla fratellanza di tutti i popoli” elargisce all’Ateneo la somma di 100.000 dollari. I lavori iniziano nel 1935 e terminano nel 1937.Già all’inizio degli anni ’40 l’Ateneo, grazie all’opera geniale del suo creatore e dedicatissimo Rettore, è al centro di un fitto reticolo di rapporti internazionali  che ne avvicinano sempre più il mandato ideale e formativo a quello delle prestigiose istituzioni europee, impegnate nella diffusione all’estero della loro lingua e della loro cultura.
Tracciando i connotati del ruolo che l’istituzione andava assumendo dopo nemmeno un decennio di vita,
Indro Montanelli nel ’34 la definisce “La Oxford italiana”, sottolineando al riguardo:
“L’Inghilterra ha Oxford, la Francia Parigi, Grenoble e Lilla, la Germania Monaco, Bonn e Heidelberg, l’Italia ha Perugia. (…) Perugia, [che]non ha niente da invidiare alle sue consorelle estere.”
Tuttavia non è unicamente il prestigio della qualità didattica a fortificare l’apprezzamento per l’Istituzione nell’ambito della comunità internazionale.
L’identità dell’Università per Stranieri di Perugia si definisce sempre di più, soprattutto attraverso la testimonianza di coloro che la frequentano, come ambito internazionale dove si sperimenta ed alimenta una cultura della pace, dell’accoglienza e della diversità vissuta come valore. Un luogo di studio, dunque, ma anche, come la definisce una sua frequentatrice del tempo, “un porto, nell’Oceano del mondo”.
È già Aldo Capitini, Rettore Commissario tra il 1944 e il 1946, a raccogliere durante il periodo bellico il patrimonio di civiltà e di tolleranza che Lupattelli aveva creato. La lezione capitiniana, fuori e dentro l’Ateneo, porta l’istituzione a legarsi sempre di più ai valori dell’internazionalità, lasciando da parte le tendenze particolaristiche, che secondo lo stesso Capitini non avevano mai permeato, di fatto, lo spirito dell’Istituzione.
Nel periodo post-bellico è il Conte Carlo Sforza, Ministro degli Esteri del periodo degasperiano, a reggere l’Ateneo. Già diplomatico di carriera, europeista convinto, si fa promotore dell’adesione dell’Italia al patto atlantico.
I valori che ne animano l’azione e gli alti incarichi politici che è chiamato a svolgere rendono Sforza artefice di una nuova fase della vita dell’istituzione.
È infatti a partire da questi anni che le attività istituzionali dell’Università per Stranieri di Perugia sono caratterizzate anche dallo svolgimento di compiti di politica culturale, volti, pur nei termini del proprio mandato formativo, al consolidamento del nuovo corso dei rapporti tra le nazioni, sorto dopo la seconda guerra mondiale.
L’apprezzato esito delle azioni svolte in questo senso dall’Ateneo fanno sì che esso divenga nel tempo stabile interlocutore di istituzioni nazionali, prima fra tutte il Ministero degli Esteri, oltre che di organismi internazionali, per l’affidamento di azioni formative legate allo svolgimento di delicate azioni di politica estera.
Negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, che vedono i giovani studenti di tutto il mondo occidentale assumere un ruolo di proposizione politica, l’Ateneo di Palazzo Gallenga diventa laboratorio internazionale di dibattito, confronto e scambio.
La comunità cosmopolita di Palazzo Gallenga ‘lavora’, come molta della gioventù del tempo, alla costruzione di un mondo nuovo e così facendo dà vita con largo anticipo a quella compagine multietnica, oggi al centro del dibattito civile e culturale europeo.
Nelle aule dell’Ateneo giovani di razze, confessioni religiose e ideali politici diversi siedono fianco a fianco sugli stessi banchi imparando a conoscersi e dunque a rispettarsi.
La storia dell’Università per Stranieri di Perugia, in tutti i suoi passaggi, ci rimanda dal passato lontano e recente l’immagine di un’istituzione che ha sempre prefigurato le problematiche, le aspirazioni e gli obiettivi civili delle società dei decenni successivi. Parla al mondo di un Ateneo e di una città come luoghi che sanno accogliere chi vi si reca, riuscendo a trasmettergli la migliore tradizione di civiltà e di raffinato gusto del vivere che l’Italia incarna.
Perette Suosse, studentessa tunisina della metà degli anni ’30 così ne dà testimonianza:
“Oxford mi è piaciuta, Heildelberg mi ha fatto sognare, Harvard mi ha dato il desiderio di visitare l’America, ma l’Università per Stranieri di Perugia mi ha rivelato l’Italia”
Sonia Giugliarelli

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