(09/03/2026) Vi proponiamo un articolo pubblicato sul sito rsi.ch di commento ai risultati dell’iniziativa “200 franchi bastano” sottoposta a referendum l’8 marzo 2026. I risultati definitivi delineano una netta vittoria per il No in tutti i Cantoni della Confederazione.
All’interno dell’articolo potete ascoltare l’intervista a Mario Timbal, a questo link (dal minuto 31:20)
Gli interrogativi sul futuro dell’azienda, che dovrà comunque risparmiare e riformarsi – Il dibattito politico nell’ottica di una nuova concessione
Il popolo, e tutti i Cantoni, hanno così respinto domenica l’iniziativa per un canone radiotelevisivo a 200 franchi. Bocciata la proposta, il canone scenderà però comunque con gradualità fino a 300 franchi nel 2029. Per la SSR ciò si traduce in una contrazione del 17% del budget (270 milioni di franchi in meno), nonché in una serie di riforme inevitabili, e già iniziate.
La SSR farà la sua parte, Governo e Parlamento anche. Quanto alle priorità indicate dal Consiglio federale per il futuro dell’azienda, è stato ieri Albert Rösti a esporle in conferenza stampa a Berna: sport e intrattenimento saranno ridimensionati, mentre nell’offerta dovranno restare ben presenti informazione, cultura e formazione. “Non voglio dire che sport e intrattenimento spariranno”, ha precisato il capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni”: la SSR, ad esempio, dovrà proporre quegli sport che i media privati non potranno diffondere.
Ad ogni modo il dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, in un periodo di grande e rapido mutamento del panorama mediatico, non può concedersi troppo tempo. “Dobbiamo lavorare su una nuova concessione e questo processo comincerà presto”, conferma Susanne Wille. Spetterà al Governo formulare proposte per questa concessione che, ricordiamo, sarà in vigore dal 2029. Ma, intanto, quanto inciderà sulle discussioni della politica il chiaro “no” uscito ieri dalle urne?
Piero Marchesi, sostenitore dell’iniziativa e consigliere nazionale UDC, auspica che “ci sia un adattamento importante da parte” della SSR, “non tanto per accontentare chi” l’ha lanciata, ma “per tener conto che il mondo mediatico sta molto cambiando”. Per il consigliere agli Stati Fabio Regazzi, altro sostenitore dell’iniziativa, uno fra gli elementi di valutazione è poi dato dall’esito del voto in Ticino, che è risultato inferiore al dato nazionale.
