Cristina Ravaglia, “La lingua è costitutiva della cittadinanza in Italia e all’estero”

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550x150v5Cristina Ravaglia, protagonista di una delle tavole rotonde conclusive degli Stati Generali della Lingua Italiana, guida la Direzione generale del MAECI ha spiegato che la sua Direzione si occupa soprattutto di insegnamento della lingua agli italiani emigrati all’estero e ai loro discendenti. Nel corso dell’incontro, al quale hanno preso parte anche l’on. Mario Giro e il Direttore generale del Sistema Paese Andrea Meloni, sono state presentate le modalità operative e le strategie di promozione della lingua italiana all’estero.

“Nessuno meglio degli italiani all’estero tiene alla lingua italiana” ha dichiarato Ravaglia, e hanno l’occasione di rinnovare  il loro interesse per la propria lingua con i corsi organizzati dagli Enti gestori o nelle istituzioni scolastiche dei Paesi con cui sono stati stipulati accordi ad hoc. Certo, ha ammesso Ravaglia, “il mondo cambia” e la legge 153 che risale al 1971 “non è più adatta”. Così come non si può più pensare che si possa vivere di soli contributi, peraltro calati dal 2007 ad oggi dell’80%.

Nonostante ciò, nel 2014 sono stati impiegati “9 milioni ed 800mila euro per far studiare nel mondo quasi 300mila studenti a tutti i livelli”, dalle scuole elementari agli studi avanzati. E non è poco, ha riconosciuto il direttore generale. Ad ogni modo, ha proseguito, agli Enti gestori è già consentito usare risorse proprie – “privati benedetti!” – e c’è chi lo fa già con successo e con spirito imprenditoriale, come avviene ad esempio a New York. “Bisogna rendere appetibile l’insegnamento della lingua italiana”, ha detto Ravaglia, che ha poi sollevato un’altra questione delicata ed assai sentita tra le comunità: la mancanza dei docenti di ruolo. Il Ministero degli Esteri punta sulla formazione in loco e per questo ha avviato, d’intesa col Miur, un Progetto Pilota – che ha già riscosso consensi e dunque funziona -, grazie al quale si inviano all’estero giovani laureati presso le Università per Stranieri in Italia, esperti nell’insegnamento, che diventano a loro volta ambasciatori della lingua italiana nel mondo.

Ne ha parlato anche Monica Barni, rettore di una delle Università coinvolte, quella di Siena, per la quale “gli Stati generali rappresentano un punto di discontinuità”, grazie alla “partecipazione di tutti gli attori”. Per Barni “la crisi e la mancanza di fondi impongono la messa a sistema di tutte le azione svolte sinora in modo frammentario e con un impatto assai diverso”. Anche per questa ragione è nata CLIQ, associazione che raccoglie sotto un unico tetto diversi enti che si occupano di certificazione dell’insegnamento. Ma non basta: servono “politiche sistematiche”, che allo stesso tempo “sappiano rispondere a domande molto diverse a seconda dei Paesi” in cui si applicano. E soprattutto “bisogna rendere spendibile la lingua italiana”.
Come lo è stata senz’altro per Joseph Weiler, direttore dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze, che proprio oggi, al termine degli Stati generali, si è recato in Comune per la cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana. La riflessione di Weiler si è concentrata sul web. “Internet ha privilegiato l’inglese”, ha detto, ed ora “la gara si è spostata sul valore culturale” di una lingua. Un momento ghiotto per l’italiano, che, forte del proprio assetto nell’arte, nella musica, nella letteratura, può, secondo Weiler, accreditarsi come “lingua delle elite” ben più del francese o del tedesco. Il messaggio deve essere chiaro: “non sei colto se non conosci la lingua e la cultura italiana”.

In effetti, ha rilevato Gina Giannotti, direttrice dell’IIC di Budapest, una delle motivazione che spinge allo studio dell’italiano è di carattere culturale e ha radici molto forti in una “fascia alta” della popolazione. Ma non bisogna dimenticare “la seduzione che certi argomenti suscitano soprattutto nei giovani”: come il “buon gusto” e dunque la moda ed il made in Italy; e la “convivialità”, ovvero l’enogastronomia. Elementi che, per Giannotti, varrebbe la pena valorizzare ulteriormente a sostegno della lingua, poiché la conoscenza del modo di vivere italiano può ampliare il bacino di utenza dei corsi. Non è sempre facile, poiché mancano risorse e professionalità in loco, ha rilevato Giannotti, ma si può far sistema. Se non in Italia, con i “colleghi di lingue neolatine”, con cui a Budapest si sta pensando ad “iniziative mirate ad una azione comune”.
Una scelta condivisa da Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, per il quale, contro l’egemonia dell’inglese, si deve “avere fiducia nella fratellanza latina”.
Non si tratta di condurre una “battaglia contro l’inglese”, ha precisato Barni, bensì fare in modo che chi viene in Italia impari la nostra lingua come gli italiani che si recano all’estero imparano quelle del luogo.
Uno scambio vitale, insomma, al quale contribuisce con la sua struttura internazionale anche l’Accademia della Crusca. Una “portaerei della cultura”, l’ha definita Marazzini, che è oggi proiettata molto all’estero, grazie tanto alla collaborazione con la Farnesina quanto alla rete degli accademici stranieri con cui ha lanciato di recente l’Osservatorio degli Italianismi nel Mondo.

Ha chiuso la prima tavola rotonda “Italofonia: prospettive italiane” la cantante Tosca, con un coinvolgente ed emozionante racconto sulla bellezza della nostra musica, basata sull’eredità di grandi poeti ed autori. Un “capitale importante” di cui non ci si deve vergognare, ma del quale “andare a testa alta”.
Perché la lingua, come ha detto Cristina Ravaglia, “è costitutiva della cittadinanza, non dimentichiamolo mai”. E lo è tanto per gli italiani all’estero quanto per lo straniero in Italia.

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