Stati generali della lingua italiana nel mondo – I documenti della Farnesina

0

550x150v5Da lunedì scorso, sul sito del Ministero degli Esteri è possibile consultare tutti i documenti stilati dai Gruppi di Lavoro nati in vista degli Stati generali della lingua italiana nel mondo, convocati dal sottosegretario Mario Giro a Firenze il 21 e 22 ottobre prossimi.
Oggi vi proponiamo la relazione del IV gruppo di lavoro dal titolo: “Il ruolo degli italofoni e delle comunità italiane all’estero” cui ha partecipato la nostra Segretaria Generale.

Il gruppo è stato coordinato dal consigliere Cgie Norberto Lombardi e composto da Carla Bagna (Università per Stranieri di Siena); Silvia Bartolini e Nicola Cecchi (Coordinamento Consulte regionali); Tommaso Conte (CGIE); Loredana Cornero (Rai – Comunità italofona), e Pier Alessandro Corsini (Rai Italia); Laura De Renzis (Consorzio ICoN-Italian Culture on the Net); Alessandro Masi ed Eugenio Vender (Società Dante Alighieri). I loro referenti al Ministero sono stati Antonino La Piana e Maria Manganaro.

 

Nel documento finale, si spiega chi sono gli italofoni, si illustra il sistema di insegnamento e di sostegno dell’italiano nel mondo, si delinea il concetto di cultura italiana a confronto con le culture italofone, si definisce il potenziale linguistico e culturale delle “comunità” italiane all’estero, si elencano gli ostacoli da superare e le proposte del Gruppo di lavoro e, infine, quale può essere il contributo degli enti di riferimento.
Di seguito il (lungo) testo integrale del Documento finale
1. Gli italofoni
L’italofonia presenta oggi un panorama poliedrico e variegato, nel quale hanno agito processi e fattori storici, sociali e culturali che hanno favorito articolazioni e diversificazioni profonde.
Per un Paese come l’Italia, che ha avuto un esodo di 26 milioni di connazionali, dal quale è derivato un bacino di 60-80 milioni di italodiscendenti, il retroterra emigratorio rappresenta la base non esclusiva ma certamente prevalente della pratica linguistica in italiano. Per comodità espositiva, si fa ricorso all’immagine dei centri concentrici per delineare, sia pure in modo essenziale, l’estensione e l’articolazione dell’italofonia.
Il nucleo centrale può essere individuato nei 4,5 milioni di cittadini italiani residenti all’estero, anche se tra loro vanno distinti coloro che sono partiti dall’Italia in tempi recenti e continuano a partire, dagli altri che, avendo recuperato la cittadinanza in base alla elastica normativa in vigore, hanno una dote linguistica più incerta o addirittura iniziale.
Il secondo anello può essere visto nella comunità dei “nuovi italofoni”, di consistenza numerica equivalente a quella dei cittadini italiani all’estero, vale a dire negli stranieri che hanno scelto l’Italia come luogo di lavoro e di vita.
Nel terzo anello possono essere collocati i discendenti dei protagonisti della storica vicenda dell’emigrazione italiana. Si tratta evidentemente della fascia più ampia, ma in essa vanno distinti coloro che per la distanza dagli emigrati più lontani devono essere considerati “potenziali italofoni” o “italofoni di ritorno” dagli altri, nati in Italia ed emigrati nel secondo dopoguerra, che hanno una dote linguistica con forti striature dialettali, ma in genere sufficiente per comunicare.
Nel quarto gruppo si possono includere gli italodiscendenti delle ultime generazioni, che pur avendo molte connessioni con il gruppo precedente, hanno un livello di formazione e una padronanza degli strumenti di comunicazione che li rendono terminali privilegiati dell’offerta culturale e linguistica che l’Italia riesce a realizzare attraverso molteplici canali, istituzionali e non.
Nell’ultimo cerchio si collocano gli italofoni per “italofilia” che per ragioni culturali manifestano una propensione per l’Italia, la sua cultura e il suo modello di vita e di relazioni interpersonali. Ad essi si aggiungono coloro che per ragioni professionali e di lavoro esprimono un interesse diretto per la nostra lingua e per la conoscenza della nostra società.
2. I “nuovi italofoni”
Per la rilevanza che il fenomeno della presenza stabile di stranieri nella società italiana ha assunto, l’impegno di formazione linguistica ad essa connesso rappresenta una delle priorità che nello svolgimento degli Stati Generali dovrebbe avere il giusto risalto. Non si tratta di un bisogno di
acquisizione linguistica indotto da esclusive ragioni pratiche, ma di un più complesso percorso di integrazione formativa, connotata da forti valenze interculturali, come dimostra l’esperienza degli oltre 800.000 ragazzi stranieri che frequentano un regolare corso di studio nel nostro Paese. La lingua, inoltre, rappresenta per gli immigrati adulti una chiave fondamentale di integrazione; essi, nello stesso tempo, possono diventare portatori di italianità nei Paesi di provenienza. Riguardo ai “nuovi italofoni” si segnalano tre esigenze principali:
a) una più adeguata attenzione all’insegnamento dell’italiano, soprattutto nella fascia dell’obbligo, in un quadro di formazione interculturale, e uno sviluppo del progetto speciale sull’interculturalità, in combinazione con quello interdisciplinare sulle migrazioni, di cui si parla più avanti, senza dimenticare il ruolo delle lingue d’origine;
b) un impegno più sistematico e diffuso a favore della formazione linguistica degli adulti, sia dando carattere progettuale all’idea di realizzare corsi di italiano nei luoghi di partenza che sviluppando l’offerta formativa nei luoghi di insediamento. Nell’ottica del sostegno ai percorsi di integrazione, si segnalano come buone pratiche le esperienze realizzate dalle diverse Regioni nell’ambito dei progetti finanziati dal Fondo Europeo per l’Integrazione (FEI);
c) la valorizzazione della “letteratura migrante”, che in Italia ha avuto un forte sviluppo ad opera di migranti che hanno scelto l’italiano come lingua di espressione e di scrittura, favorendo interessanti esperienze di combinazione di immaginari e di contaminazione linguistica.
3. Il sistema di insegnamento e di sostegno dell’italiano nel mondo
Il sistema esistente di promozione e sostegno della nostra lingua nel mondo presenta un’ampia gamma di canali di intervento, fatta di Istituti di cultura, scuole statali e paritarie, scuole private, sezioni di scuole bilingue e internazionali, una diffusa rete di enti gestori, un contingente di personale di ruolo, cattedre e lettori d’italiano presso università straniere e addetti scientifici. Per un quadro preciso si rinvia ai dati annualmente forniti dal MAE e ai documenti di altri gruppi di lavoro.
Questo complesso impianto di insegnamento dell’italiano all’estero, di natura pubblico-privata, che presenta diffusi punti di saldatura con i sistemi formativi locali di ogni ordine e grado, rappresenta l’asse portante intorno al quale ruotano altre reti ed altri programmi d’intervento che fanno capo a soggetti diversi, alcuni dei quali di riconosciuta tradizione. È il caso della Società Dante Alighieri che annovera in 78 Paesi del mondo 408 comitati con circa 200.000 iscritti, discendenti di italiani e stranieri. La Dante organizza ogni anno circa 9.000 corsi di lingua e oltre 2.000 eventi culturali. È il caso, ancora, degli enti certificatori italiani, quali l’Università per Stranieri di Perugia, l’Università per Stranieri di Siena, l’Università di Roma Tre e la già citata Dante Alighieri, che svolgono una capillare attività di certificazione della lingua italiana nel mondo e che dal 2012, sotto l’egida del MAE, si sono consorziate nell’associazione CLIQ (certificazione lingua italiana di qualità), a garanzia della qualità del loro operato per la diffusione di una cultura di qualità nell’ambito della certificazione della lingua italiana.
Da quando le Regioni a statuto ordinario hanno ottenuto le funzioni in materia di emigrazione e acquisita capacità concorrente nelle iniziative internazionali, esse hanno promosso un notevole volume di interventi rispetto alle loro comunità di riferimento, rispondendo anche alla domanda di formazione linguistica. Un ulteriore impulso all’attivazione di corsi di lingua viene dal ramificato tessuto associativo. Si tratta di corsi rivolti prevalentemente ad adulti, autogestiti e, di norma, autofinanziati, che toccano zone sociali e territoriali spesso di difficile contatto, ma in genere con evidenti limiti di natura didattica.
L’italofonia nel mondo, comunque, si giova di altri canali meno caratterizzati dal punto di vista istituzionale, ma non meno efficaci sotto il profilo della conservazione e della promozione della pratica linguistica. Per brevità ci limitiamo ad alcuni richiami, tuttavia essenziali. Il primo è quello della stampa in italiano all’estero, fatta di tre quotidiani, di cui due avviati ormai in versione online, e 82 periodici ufficialmente censiti. Essi hanno, in genere, non solo una funzione di sostegno linguistico, ma anche di tutela dei vincoli comunitari. Il quadro degli audiovisivi che si alimentano nel mercato commerciale o nell’humus associativo, che pure presenta in alcune realtà esempi di buon livello giornalistico e culturale, non è stato mai censito e quindi non è quantificabile. Si è in presenza, tuttavia, di un fenomeno ancora abbastanza capillare e soprattutto dotato di una capacità penetrativa da non sottovalutare.
Un secondo importante riferimento è costituito dalla Comunità radiotelevisiva italofona, nata nel 1985. Essa è basata sulla collaborazione istituzionale di radiotelevisioni di servizio pubblico – RAI, RSI, Rtv Koper-Capodistria, Radio Vaticana e San Marino TV – ed è rafforzata dai membri associati. Oltre all’effetto di sostegno alla difficile persistenza dell’italofonia nelle aree di frontiera, la Comunità costruisce la sua attività in modo pragmatico tra i suoi diversi attori e compie interessanti incursioni nel campo della multimedialità e sperimentazioni in quello dell’interattività, soprattutto verso enti e attori interessati o coinvolti dalla visione dell’italianità. La qualità della promozione che questo intervento assicura conosce un risvolto critico nella progressiva riduzione della pratica italofona, soprattutto in alcune realtà extranazionali.
Nel campo delle tecnologie informatiche applicate alla promozione della lingua agisce il Consorzio interuniversitario ICoN-Italian Culture on the Net, una iniziativa di ampia scala assunta congiuntamente da una parte rilevante del sistema universitario italiano.
Non va sottaciuto, infine, il contributo che la Chiesa tradizionalmente apporta alla valorizzazione dell’italiano all’estero, non solo con l’uso della nostra lingua in alcune funzioni religiose ma anche con la rete delle attività formative delle Università e dei Seminari cattolici e con la rete assistenziale delle Missioni, estesa alle diverse parti del mondo, che ancora raccoglie un consistente numero di persone, soprattutto delle generazioni più mature.
4. Cultura italiana e culture italofone
La percezione della cultura di un Paese è di solito influenzata dall’immagine complessiva che quello stesso Paese è in grado di trasmettere in una determinata fase. Per quanto riguarda l’Italia, alle prese da alcuni anni con le conseguenze di una crisi prolungata e profonda, è realistico pensare ad un impegno non breve di rilancio che faccia leva su alcuni punti strategicamente forti, tra i quali certamente la cultura e la lingua italiane.
Un elemento distintivo e di eccellenza è notoriamente il nostro patrimonio culturale. Esso, tuttavia, è sempre più considerato nelle politiche pubbliche come una rendita di posizione destinata a dare frutti anche senza una gestione adeguata, una costante e mirata promozione e una ricerca di innovazione nei linguaggi comunicazionali.
Il limite maggiore della promozione del nostro patrimonio culturale e, più in generale, della cultura italiana all’estero, è nel modo generico e indifferenziato con cui essa è fatta. L’opportunità di costruire un’offerta culturale agli italofoni e agli italofili intorno alle nostre più significative espressioni storiche, culturali e paesaggistiche non è, naturalmente, in discussione, ma sembra evidente l’esigenza di modulare la proposta
tenendo presente la sensibile articolazione sociale e culturale dei destinatari e usando linguaggi più adatti ai contesti culturali e ai soggetti di riferimento.
La costante espansione del made in Italy, vera diga di contenimento di una crisi che altrimenti sarebbe stata ancora più devastante nella sfera produttiva e in quella sociale, è stata quasi esclusivamente il frutto di dinamiche imprenditoriali, in assenza di un progetto culturale che ne evidenziasse alcuni presupposti tipicamente “italiani”, quali l’abitudine allo stile e alla personalizzazione, l’equilibrio e l’eleganza delle forme, la creatività e la capacità d’innovazione, la civiltà della tavola e il gusto del bere, la sociabilità nei rapporti interpersonali, e così via. La mancanza di dialogo e di sinergie tra la promozione economica e quella culturale, soprattutto quando si tratti di produzioni che incorporano un alto tasso di creatività e di modernità di concezione e realizzazione, limita la possibilità di godere del vantaggio offerto da un’italicità diffusa in ambito globale, che sia pure con le distinzioni geografiche, sociali e culturali più volte richiamate, può essere un vero punto di forza della proiezione internazionale dell’Italia.
L’esigenza di innovare si estende anche ad un altro aspetto dei rapporti tra cultura italiana e culture italofone. Ci riferiamo alla persistente unidirezionalità delle relazioni tra queste culture, nel senso che quelle italofone sono generalmente considerate pure destinatarie di messaggi e impulsi provenienti dall’Italia. Si tratta di un’impostazione limitativa che sottovaluta l’evoluzione sociale e culturale delle tradizionali “comunità” e che priva la stessa cultura italiana della possibilità di allargare i propri orizzonti e di beneficiare di stimoli di rinnovamento che possono provenire da realtà che hanno già fatto quel percorso multiculturale e multilinguistico sul quale l’Italia si è incamminata. E’ necessario, dunque, ragionare sull’italiano come lingua della cultura di lingua italiana, con tutti i valori che porta con sé, ma anche come lingua della cultura “in” lingua italiana, valorizzando la sua capacità di elaborare altre culture e di mettersi in relazione con altre lingue. Collocata nella sua giusta ottica, l’italofonia non diventa una mera difesa della lingua italiana, ma una grande operazione di aggregazione, il “farsi comunità” di una serie di soggetti che si riconoscono, pur con tante diversità, in una comune matrice culturale.
Per dare qualche idea di come questa prospettiva possa essere perseguita in termini operativi si fanno alcune indicazioni esemplificative:
– ricorso più continuo e sistematico, nella comunicazione e nelle iniziative istituzionali e private, alle “figure trainanti”, vale a dire a personalità e personaggi di origine italiana che all’estero si sono affermati in diversi campi e che possano diventare credibili testimonial del radicamento e del valore dell’italianità nel mondo;
– recupero della conoscenza dell’emigrazione storica e attuale degli italiani non solo nel momento dell’esodo e del distacco, ma anche dell’insediamento e dell’integrazione in realtà straniere, attraverso l’apertura della rete museale sulle migrazioni esistente in Italia ai maggiori musei sull’immigrazione esistenti all’estero, nei quali vi sono cospicue tracce della presenza degli italiani. In particolare, è opportuno mettere in rete il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana non solo con quelli regionali e locali, ma con alcuni grandi musei internazionali come Ellis Island, San Paolo, Melbourne, Parigi, ecc.;
– maggiore impegno degli Istituti di cultura nella valorizzazione delle forme di italianità che si sono espresse e si esprimono nei territori di competenza sul piano culturale ed artistico;
– estensione della misura del credito di imposta anche ai beni ed attività culturali esistenti all’estero;
– inserimento di un progetto interdisciplinare di insegnamento delle migrazioni italiane tra quelli adottati dal MIUR per le scuole di ogni ordine e grado e incentivazione degli scambi culturali e linguistici con le scuole partner all’estero;
– sviluppo delle ricerche sul patrimonio dialettale e sulla cultura materiale di cui le “comunità” sono depositarie, con particolare attenzione per le forme di contaminazione linguistica;
– incentivazione editoriale per la pubblicazione in Italia di opere storiche e letterarie, spesso di notevole interesse, riguardanti l’evoluzione e l’attuale condizione delle comunità di origine italiana, impegnate nel recupero identitario rispetto alle stesse società di accoglimento;
– rilancio e coordinamento dell’”informazione di ritorno”, rafforzando le esperienze in corso nel servizio pubblico e sollecitando un analogo impegno delle emittenti private, a livello nazionale e regionale;
– realizzazione di un’anagrafe e di una rete dei ricercatori italiani all’estero, in modo che possano comunicare con l’Italia e tra loro i risultati delle loro ricerche, teoriche e applicate, e costituzione di un Consiglio dei ricercatori italiani all’estero (cfr. ddl esistenti in Parlamento);
– realizzazione, in collaborazione con le Regioni, di una mappa, distinta per Paese, di opinion leader di origine italiana, riprendendo ed estendendo le esperienze avviate e poi arenatesi per gli imprenditori e per i parlamentari, con i quali aprire costanti e sistematici canali di informazione e comunicazione.
5. Il potenziale linguistico e culturale delle “comunità” italiane all’estero
Esiste un’evidente asimmetria tra la comunità italiana nel mondo come storicamente si è sedimentata nel corso di un secolo e mezzo d’emigrazione e la comunità italofona, che è naturalmente più ristretta, anche se si estende oltre i confini degli insediamenti emigratori, coinvolgendo fasce importanti di stranieri. Questa possibile fluenza verso l’italofonia, comunque, è tutt’altro che lineare, per le forti diversificazioni e segmentazioni che si sono sviluppate nel nostro retroterra emigratorio, già richiamate, che limitano fortemente la possibilità di continuare ad usare con un qualche fondamento sociologico e culturale lo stesso concetto di “comunità”. Si tratta, pertanto, di coinvolgere gli italiani all’estero nella diffusione dell’italiano, distinguendo i gruppi per i quali la lingua italiana può diventare un’esigenza di appropriazione / riappropriazione / ricostruzione di un legame con un passato più o meno lontano e con una terra d’origine più o meno distante, anche decostruendo stereotipi e luoghi comuni. Nello stesso tempo, si pone in modo ormai stringente l’esigenza di aprire un dialogo, oggi del tutto assente, con gli italiani partiti più di recente, e con quelli che continuano a partire, affinché si convincano che la lingua del Paese che pure abbandonano con sentimenti spesso contrastanti è un’eredità da non perdere / disperdere / cancellare nell’esperienza di mobilità che hanno deciso di vivere. Tanto più che i protagonisti delle cosiddette “nuove mobilità” sono impegnati in buona misura in attività considerate di eccellenza a livello globale e spesso correlate ai settori di successo dell’Italia nel mondo.
È il caso, dunque, di superare al più presto l’idea di italiano come lingua esclusiva delle radici. La quota più consistente dei milioni di italodiscendenti presenti nel mondo è costituita ormai da “stranieri”, cittadini a tutti gli effetti di altri Paesi, dotati di una formazione culturale e di una dote linguistica “altre” rispetto alla nostra. Nella maggior parte dei casi è impensabile un’offerta di formazione linguistica assimilata ai canoni della lingua materna, ma è necessario partire da presupposti metodologici e didattici diversi, propri dell’insegnamento di una lingua straniera. E questo dovrebbe valere naturalmente sia per gli italodiscendenti che per i “nuovi italofoni” che a centinaia di migliaia frequentano le scuole italiane. Rispetto ai primi, comunque, si presentano opportunità legate alla diffusione a livello mondiale di orientamenti e pratiche educative di segno interculturale. Per questo è essenziale non separare la cultura dalla lingua, ma semmai prospettare l’acquisizione linguistica come lo sviluppo naturale del percorso che si è intrapreso verso una maggiore consapevolezza delle proprie origini e della propria identità plurima.
Un aspetto che meriterebbe un approfondimento peculiare e costante è la situazione degli italiani che risiedono nei Paesi europei, in particolare nei confini dell’Unione. La loro condizione è particolare perché può essere riferita ad un quadro istituzionale e normativo che offre strumenti e opportunità più avanzati. Intanto, non è da trascurare il fatto che molti dei protagonisti delle nuove mobilità siano gli stessi di quella Generazione Erasmus che si è formata nelle università europee avviando una pratica bilingue suscettibile di ulteriori sviluppi. In secondo luogo, le direttive europee richiamano il dovere, in verità non sempre osservato, degli stati membri di tutelare la lingua materna e di favorire l’apprendimento di almeno altre due lingue straniere. Il semestre italiano dell’UE potrebbe essere l’occasione per rilanciare questa prospettiva pluringuistica e per ridefinire in modo più concreto gli impegni delle diverse istituzioni, a livello nazionale e regionale. L’Europa, inoltre, è ormai il luogo di prevalente destinazione dei giovani che lasciano il nostro Paese in cerca di lavoro. Lo snodo della formazione professionale è dunque decisivo per favorire un inserimento stabile e non subalterno di questi soggetti nelle società di destinazione, con le implicazioni di ordine linguistico che ne discendono. Gli Stati Generali potrebbero essere un’occasione per segnalare alcune buone pratiche di formazione professionale che prevedono anche un apprendimento linguistico duale, come in Germania e Svizzera.
Alla luce di queste premesse, è opportuno rimarcare alcuni elementi di impostazione di un’azione volta a sviluppare le potenzialità ancora inespresse delle “comunità” di origine. Il primo attiene all’orizzonte nel quale l’intervento va collocato che, per le ragioni dette, non può che essere un orizzonte plurilinguistico, dal quale discendono precise conseguenze di ordine metodologico, di professionalizzazione dei docenti, di predisposizione del materiale didattico, di verifica qualitativa dei risultati e di modalità di certificazione.
Per quanto riguarda la rilevazione della domanda di formazione linguistica, si ritiene più produttivo, anche sulla base di esperienze già fatte nel recente passato, un metodo più sistematico e, soprattutto, che parta dalle condizioni reali dei territori per i quali si deve programmare l’intervento. Si fa riferimento alla metodologia dei “Piani Paese”, che dove è stata applicata con determinazione e proprietà ha consentito di realizzare una lettura diffusa dei bisogni e ha favorito la partecipazione e un relativo coordinamento, fin dai livelli di base, dei diversi soggetti impegnati nella realizzazione delle attività.
Non meno importante è confermare e sviluppare la priorità dell’integrazione dell’insegnamento dell’italiano nei sistemi scolastici locali, a partire dai livelli dell’obbligo. Essa consente di rispondere ad alcune fondamentali esigenze: a) plasmare l’offerta formativa sulla reale situazione degli utenti e incrociare la domanda potenziale nel modo più capillare possibile; b) collocare l’insegnamento dell’italiano in una dimensione multiculturale e plurilinguistica; c) avere obiettive garanzie sulla qualità didattica dell’intervento; d) porre le premesse di uno sviluppo della formazione linguistica anche ai livelli superiori e universitari.
Va ulteriormente valorizzato il rapporto con la RAI avendo a riferimento i tanti canali radiofonici, televisivi e web del nostro servizio pubblico radiotelevisivo, con cui è possibile promuovere la conoscenza del nostro Paese, la sua storia, la cultura, l’economia insieme alle tradizioni, i costumi e il grande patrimonio culturale e artistico di cui l’Italia dispone. Il portale www.letteratura.rai.it è una straordinaria e innovativa opportunità per apprendere la nostra lingua e cultura per gli italofoni e gli italofili dentro e fuori i nostri confini. Sul versante dei media va implementata inoltre la collaborazione con la Comunità Radiotelevisiva Italofona di cui fanno parte – oltre la capofila RAI – emittenti straniere che trasmettono in lingua italiana.
In merito alla sottotitolazione per offrire un sostegno concreto al bilinguismo, la RAI si è già attivata per la risoluzione delle questioni tecniche legate all’offerta della sottotitolazione on demand dei maggiori programmi di RAI ITALIA.
Essenziale, infine, è considerare la “rete”, Internet e le risorse ad esso collegate come una delle scelte strategiche più adatte per rispondere in modo necessariamente flessibile alla diversità di motivazione e di livello culturale dei possibili italofoni e per realizzare una sempre maggiore interattività nel quadro dell’auspicata bidirezionalità nei rapporti con gli italodiscendenti. Attraverso la “rete” si potrebbero raggiungere alcuni fondamentali obiettivi comuni: a) favorire l’integrazione trasversale di tutte le comunità italofone al di fuori dei contesti culturali locali, creando così una “comunità” mondiale dell’italofonia; b) aprire direttamente i canali di accesso alla lingua italiana ai potenziali italofoni e italofili del futuro usando l’immagine dell’Italia e la sua cultura come polo di attrazione; c) offrire alle comunità italofone una immediata e rilevante disponibilità di prodotti culturali italiani immediatamente spendibili; d) sostenere il recupero di richiami identitari per quelle comunità all’estero che negli anni si sono sentite progressivamente emarginate, favorendo in tal modo un “nuovo patto” con l’Italia. Su questa linea si è sviluppata l’attività di diverse università, in particolare di quelle telematiche, come ad esempio l’Uninettuno e l’Unimarconi.
Andrebbe raccolta, infine, la proposta, trasversale a diversi gruppi di lavoro, di costituire un Osservatorio mondiale della lingua e della cultura italiana, coordinando e valorizzando l’attività di istituti specializzati giàesistenti e operanti nel campo, con l’intento di monitorare lo stato e l’evoluzione dell’italiano nelle diverse aree linguistiche.
6. Ostacoli da superare e proposte
Gli ostacoli che si frappongono ad una maggiore diffusione dell’italiano all’estero, in particolare nell’ambito delle “comunità” di origine, sono molteplici. Nelle considerazioni fin qui svolte ne sono stati richiamati alcuni: il carattere ancora troppo indifferenziato della proposta formativa in rapporto alla forte articolazione dell’utenza potenziale, il metodo parziale di rilevazione dei bisogni e di definizione della domanda formativa, la distinzione / separatezza tra promozione culturale e promozione linguistica, il sistema ancora troppo centralistico e la scarsa valorizzazione dei punti di eccellenza e delle buone pratiche, la sottovalutazione della soggettività e delle capacità di autonoma iniziativa anche in questo settore delle nostre “comunità”, considerate prevalentemente come terminali degli interventi “nazionali”, l’assenza di un progetto di tutela e sviluppo linguistico e culturale rivolto ai nostri insediamenti nel continente e proiettato nell’orizzonte della cittadinanza europea, e altri ancora.
Questi limiti spesso dipendono da fattori di criticità più generali, per il cui superamento si avanzano le seguenti proposte:
– Definizione di un progetto organico sulla promozione della lingua e della cultura italiane nel mondoche tenga conto dell’esigenza di conciliare il forte richiamo della nostra consolidata tradizione classico-rinascimentale con la cultura delle moderne eccellenze italiane, dell’opportunità di incorporare la promozione culturale e linguistica nelle azioni di sostegno e di proiezione internazionale del Sistema Paese, dell’urgenza di un uso sistematico e mirato della multimedialità, dell’utilità di riconoscere alle “comunità” di italiani e di italo discendenti un ruolo attivo ed autonomo nello sviluppo dei programmi e nella realizzazione delle attività. Nell’ambito del progetto, è indispensabile adottare il metodo della programmazione pluriennale degli interventi pubblici affinché si possano determinare le condizioni del consolidamento dei soggetti ai quali è affidata la realizzazione degli obiettivi e della continuità delle attività didattiche.
– Una diversa considerazione delle risorseda impegnare: la riduzione di oltre il 70% dei fondi per i corsi e per l’attività degli Istituti di cultura, combinata con il dimezzamento del contingente di personale di ruolo all’estero, con la caduta del finanziamento della Dante Alighieri e con le attuali difficoltà delle università, nonostante l’impegno che i diversi soggetti dimostrano nel fronteggiare gli effetti più gravi dei tagli, indebolisce le capacitàconcorrenziali del nostro sistema rispetto ai nostri partner europei, minaccia le esperienze di eccellenza e proietta delle ombre sugli accordi di partenariato con le autorità scolastiche di alcuni Paesi dove è più alto il livello di integrazione nei sistemi locali. La situazione può essere realisticamente affrontata, oltre che con una decisione politica di maggiore coerenza con il valore strategico che si intende assegnare a queste azioni, con l’inserimento della promozione linguistico-culturale nei programmi di internazionalizzazione, con una razionalizzazione profonda degli interventi e con il superamento di una concezione tutta italiana che vuole i settori culturali quasi esclusivamente dipendenti dalle risorse pubbliche. L’assunzione di una dimensione di managerialità nella ideazione e nella realizzazione delle attività linguistiche e culturali deve essere uno dei più seri banchi di prova di un vero rinnovamento dell’intervento.
– Creazione di una “cabina di regia”:la mancanza di dialogo tra i diversi soggetti, la frammentarietà e la sovrapposizione degli interventi, la conseguente dispersione di risorse sono rilievi critici che provengono dalla generalità degli operatori, a livello centrale e nelle realtà estere. Da anni si invoca la necessità di una profonda razionalizzazione del sistema, enfatizzata dal forte ridimensionamento delle risorse pubbliche, e di un coordinamento degli interventi (la Conferenza di Montecatini incentrata sulla richiesta di una cabina di regia è del 1996!), ma finora sono stati fatti pochi passi in avanti in questa direzione. Le ipotesi di riorganizzazione prospettate per la riforma della normativa esistente vanno da soluzioni minimali, come quella di un maggior dialogo tra le Direzioni generali del MAE, o di un tavolo di coordinamento capace di coinvolgere anche i rappresentanti del MIUR, a scelte più penetranti che, passando per una cabina di regia interministeriale, si spingono fino all’ipotesi dipartimentale e alla creazione di un’agenzia, secondo gli indirizzi di riforma del sistema di governo contemplati dal Decreto legislativo 300/1999. Si tratta di una scelta che attiene alla responsabilità politica del Governo e del Parlamento e che comunque non può eludere alcune esigenze di fondo: realizzare una stretta sinergia tra i quattro ministeri (MAE, MIUR, MIBACT, MISE) che operano nel campo dell’internazionalizzazione; favorire una consultazione permanente con i soggetti dotati di autonomia (Università, Regioni, Dante Alighieri, alle quali è da aggiungere la RAI); assicurare una forte flessibilità dell’impianto organizzativo in modo da rispettare la varietà delle situazioni esistenti a livello mondiale e da valorizzare le migliori esperienze.
– Rilancio dellaformazione dei formatori: l’incertezza sul modello organizzativo e il succedersi di provvedimenti frammentari hanno determinato una situazione di incertezza e in alcuni casi di smarrimento relativamente al personale impegnato, in particolare rispetto a quello adibito inattività di insegnamento. E’ necessario intervenire al più presto per superare alcune contraddizioni, quale quella della diminuzione del contingente di ruolo e del contemporaneo fermo, per ragioni finanziarie, dell’aggiornamento del personale reclutato in loco e definire un profilo professionale adeguato per un’attività complessa e delicata, com’è l’insegnamento di una lingua seconda in peculiari contesti linguistici e culturali. In ogni caso, sembra indispensabile rilanciare in modo sistematico un impegno di formazione e di aggiornamento professionali, da realizzare con modalità compatibili con la disponibilità di risorse finanziarie, come, ad esempio, le esperienze di didattica a distanza, in particolare quelle impartite attraverso Internet, aventi alta flessibilità e bassi costi.
– Implementazione del “Progetto Pilota”: laDirezione Generale per gli Italiani all’estero del MAE ha inteso contribuire al miglioramento della qualità dei corsi avviando un “progetto pilota” sperimentale –con la collaborazione dell’Università per Stranieri di Siena e di Perugia –che prevede l’invio all’estero di neo-laureati presso i predetti Atenei, specificamente formati nell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera, con l’intento di affiancare i docenti locali in servizio presso gli Entigestori e trasmettere loro le più moderne tecniche glottodidattiche. Scopo del progetto è fornire un concreto valore aggiunto all’azione di promozione linguistica degli Enti gestori, la condivisione tra neo-laureati e docenti locali di esperienze e competenze, lo sviluppo di best practicesdidattiche da estendere successivamente alla totalità dei corsi, la creazione di opportunità professionali per i giovani inviati dall’Italia.
– Sulla base di questa presupposto, si può pensare di estendere questa esperienza di formazione specialistica a giovani discendenti, anche avvalendosi del contributo delle Regioni e delle loro reti associative nel mondo.
7. Il contributo degli enti di riferimento
Ciascuno degli enti coinvolti, secondo le proprie specificità, nell’ottica di una maggiore aderenza fra i bisogni locali (all’estero) e una pianificazione necessaria per una politica linguistica, deve considerare almeno due elementi, in precedenza richiamati:
a) coinvolgere le “comunità” italiane all’estero nella diffusione dell’italiano, rispettandone l’originalità e la diversità, spesso anche all’interno di ogni singola compagine, riconoscendone / sostenendone la capacità di autonoma iniziativa in campo culturale e linguistico; stabilire rapporti più diretti e continui con gli italiani partiti più di recente per motivarli al mantenimento della lingua e interpretare i bisogni formativi delle loro famiglie che prevedibilmente tenderanno a delinearsi dopo le fasi di primo insediamento nelle diverse realtà;
b) lavorare per valorizzare il livello di istruzione e le competenze linguistiche per rendere gli italiani all’estero partecipi di un’Italia contemporanea, mobile e più consapevole della mobilità. Coinvolgere in questa azione tutti quei giovani e adulti che partono dall’Italia per andare a svolgere attività correlate ai terreni di eccellenza, ma anche i docenti di lingua italiana, formati specificamente per svolgere questo ruolo, la cui professionalità dev’essere un valore / ruolo riconosciuto in Italia come all’estero e in grado di interagire adeguatamente e consapevolmente con il contesto formativo del paese di arrivo.
Questi devono essere elementi di forza di una politica linguistica mirata e consapevole, per la quale le Università per Stranieri di Siena e Perugia, la rete della Dante Alighieri, la RAI, la rete dell’italofonia radiotelevisiva e il Consorzio interuniversitario ICoN-Italian Culture on the Net, con particolare riferimento ai corsi on-line di preparazione diretta e di supporto all’esame AP negli USA, già svolgono un ruolo fondamentale. L’obiettivo comune è quello di dare un peso sempre maggiore
– all’armonizzazione degli interventi e al potenziamento di azioni congiunte, in collegamento con le specificità locali;
– allo sviluppo di attività che migliorino il legame tra gli italiani che vivono in un determinato Paese, il Paese stesso e l’Italia, con iniziative di tipo culturale, economico ecc., per non continuare a perdere le posizioni acquisite negli anni in quei paesi (ad es. in Brasile, Australia, Germania, ecc.);
– alla realizzazione di prodotti (intendendo anche corsi di lingua, certificazioni, trasmissioni radiofoniche e televisive) che abbiano l’obiettivo di migliorare qualitativamente la presenza della lingua e cultura italiana con l’impiego di persone qualificate e preparate per lo sviluppo di una industria culturale italiana.
A ciò si aggiunge il ruolo che le stesse strutture possono svolgere per radicare la presenza dell’italiano ove prima non era presente, anche attraverso la promozione della multimedialità e il ricorso a strumenti a tecnologia avanzata, in particolare in paesi di grandi distanze, nei quali l’insegnamento digitale è la via del futuro. Esso, infatti, ottempera contemporaneamente a molteplici esigenze, quali quella di rendere disponibile a tutti un prodotto altamente professionale e consentire, attraverso opportune sinergie pubblico-private italiane, di finanziare a costi ridottissimi una rete capillare di offerta di apprendimento.
Per un più concreto riferimento alle attività svolte da ciascun ente, si rinvia ai seguenti siti web:
Università per Stranieri di Siena: www.unistrasi.it; Università per stranieri di Perugia: www.unistrapg.it; Consorzio interuniversitario ICoN-Italian Culture on the Net: www.italicon.it, RAI: www.rai.it ; Società Dante Alighieri: www.ladante.it; Comunità Radiotelevisiva Italofona: www.comunitaitalofona.org”.

Condividi

Leave A Reply

error: Content is protected !!