Punto e a capo del 13 febbraio 2020 – Maurizio Tremul

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“Non c’è la musica delle cose senza la nostra lingua”, dice il personaggio di un racconto Nelida Milani, scrittrice di Pola intimamente legata  alle vicende dell’esodo istriano e ai destini degli italiani rimasti in Jugoslavia. “Chi restava avrebbe dovuto imparare un’altra lingua e dimenticare la propria perché, dite, a cosa vi servirà la vostra lingua una volta che avrete imparato quella dei liberatori?”.

Fosca profezia, che per fortuna non si è avverata se non in parte. L’italiano ha resistito. Spesso marginalizzato, ma ha resistito. Ed è ancora vivo. Merito delle scuole, degli sforzi delle istituzioni della minoranza, e di quel bilinguismo ufficiale – sancito anche da accordi internazionali  – che per quanto lacunoso ne promuove l’uso pubblico e l’insegnamento diffuso.

In occasione del 10 febbraio, Giorno del Ricordo, istituito con legge dello Stato italiano del 2004, un’intervista al presidente dell’Unione italiana Maurizio Tremul rievoca quella storia dolorosa le cui conseguenze sono tuttora avvertibili. E al termine la rubrica Parole che vanno offre una piccola rassegna degli scrittori che hanno tramandato la memoria dell’esodo giuliano-dalmata: una ricca e spesso notevolissima letteratura che annovera tra gli altri appunto il nome della Milani, autrice del capolavoro a due voci con Anna Maria Mori “Bora”.

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