Vita da transfrontaliero

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doganaVivono un po’ di qua e un po’ di là. Attraversano ogni giorno il confine nazionale come fosse una striscia pedonale. Non a caso li hanno soprannominati “transfrontalieri”, perché fanno parte di quelle 100 mila persone (e i numeri continuano a crescere) che – pur essendo cittadini italiani – entrano ogni giorno in Svizzera (nel 70 per cento dei casi, e il numero negli ultimi vent’anni è raddoppiato), in Francia, nel Principato di Monaco, a San Marino… per raggiungere il posto di lavoro. Sono operai, impiegati e professionisti, giovani e meno giovani, per la maggior parte maschi. Operano nel settore edile e alberghiero, ma anche nel commercio, nell’informatica, come pure – più di recente – in ambito sanitario, bancario e ambientale. Qualcuno vanta lauree e master a volontà, qualche altro non ha ancora completato il percorso formativo. È il caso di Andrea Mahmoud, classe ’92, milanese con una laurea triennale in management all’Università Statale di Milano e un’altra (magistrale in economia e finanza all’Università Bicocca) in arrivo”. Ad incontrarlo è stata Luisa Santinello che firma questo articolo per il numero di maggio del Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero.
“Dal 2006 Andrea lavora a Lugano, in un ufficio che è diventato quasi una seconda casa.
Come prima esperienza lavorativa all’estero “l’impatto è stato molto strano – ricorda il ragazzo –. Lavorare in uno stato diverso da quello in cui si vive induce a pensare di essere lontani da casa, dai nostri familiari e amici… e questo può risultare pesante da sopportare”. Ben presto, però, lo straniamento cede il passo all’entusiasmo. “Sicuramente sono più i pro che i contro – continua Mahmoud –. L’interfacciarsi con una realtà differente e molto stimolante, conoscere la cultura e le usanze di un altro Paese, i suoi meccanismi burocratici, il suo modo di funzionare… È uno step che apre la mente e gli orizzonti”.
E allora ben venga la sveglia alle 6, la corsa in stazione centrale, l’ora e venti a bordo del “TILO” (treno che copre la tratta Canton Ticino-Lombardia)…
Alle 9 Andrea arriva in ufficio dove rimane fino alle 17.30. Otto ore e mezza di produttività (con Vita da transfrontaliero pausa pranzo inclusa). E poi via di corsa a prendere il treno per rientrare in Italia alle 19. Se non ci sono ritardi, Andrea riesce pure a fare un salto in palestra, prima di rincasare alle 21. Certo, la sua è una vita frenetica. Ma in fondo, assicura, “il mio viaggio è uguale, se non inferiore, in termini di tempo, a quello di migliaia di persone che ogni mattina arrivano dai paesini poco fuori Milano con la macchina e che passano un’ora in coda in tangenziale”.
Dunque, continua Mahmoud, “il principale segreto per evitare ripercussioni sulla sfera privata e personale si chiama timing management: l’abilità di gestire al meglio il proprio tempo”. Impegno ed entusiasmo a parte, comunque, la vita del transfrontaliero serba criticità innegabili.
Problemi con cui Pancrazio Raimondo, segretario generale di UIL frontalieri, si confronta quotidianamente. Oltre alla questione mobilità, “i principali ostacoli si concentrano in tre aree: tassazione, sicurezza sociale e legislazione del lavoro”. Se è vero che, a seguito del principio di libera circolazione dei lavoratori in UE, il fenomeno dei frontalieri oggi è passato da storico a strutturale, altrettanto sistematiche sono diventate le discriminazioni e la concorrenza dei residenti.
Ma allora perché non trasferirsi nel Paese ospite? Anche se la risposta varia da Stato a Stato, “in Svizzera, ad esempio, gli stipendi sono quasi il doppio di quelli italiani” risponde Raimondo. Per questo “è più conveniente vivere in Italia, dove il costo della vita è più basso”. Non potendo rompere questo circolo vizioso, il sindacato UIL fa quel che può per preservare gli equilibri. “Sul piano dei diritti – conclude il segretario – è stata ottenuta all’interno del ministero degli Esteri l’apertura di un tavolo di confronto per predisporre lo Statuto dei frontalieri, ossia una cornice di diritti e tutele per questi lavoratori”.
La strada è ancora lunga e in salita, ma cooperando tutto diventa possibile”. (aise) 

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