«Un canestro di parole»: poeti e poesia nella canzone italiana – 1

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Dal sito treccani.it vi segnaliamo questo articolo

di Alessio Arena

La relazione tra parola e musica è senza dubbio una delle più durature nella storia delle diverse forme di espressione artistica. Numerose culture, sia orientali sia occidentali, assegnano sin dalle origini un valore sacrale alla parola. Nel Vangelo di Giovanni, per esempio, si precisa la valenza creatrice del Verbo che precede e, allo stesso tempo, rende possibile l’esistenza di tutte le cose, coincidendo dunque con Dio stesso. La musica, in parallelo, acquisisce una particolare funzione rituale in tutte le culture, accompagnando spesso la parola per enfatizzarne il significato, soprattutto quando si configura nella forma di preghiera, per facilitarne la memorizzazione da parte dei partecipanti al rito ed, in molti casi, per animare ed incoraggiare l’adesione, sia in comunità sia in solitudine. Ciò che accomuna per natura parola e musica è innanzitutto la comune espressione attraverso i suoni che si armonizzano in equilibri ritenuti efficaci non solo da linguisti, musicologi e altri addetti ai lavori, ma anche dal più profano ascoltatore, dotato del solo, ma bastevole dono dell’udito. In ambito letterario, il genere della poesia è senza dubbio il più esplicito nell’esprimere questa naturale relazione. La storia della letteratura offre numerose soluzioni adottate dai poeti per garantire al testo la musicalità indispensabile, prima garantita attraverso l’uso della rima, della metrica e delle numerose figure di suono, poi messa in crisi e dopo consolidata, attraverso la scoperta del verso libero, che domina soprattutto la scena dal Novecento sino ai giorni nostri.

Cantautori e poeti in musica

Sorvoleremo sull’evoluzione di questa relazione nel corso dei secoli, non sottolineandone i delicati processi, i cui risultati sono le attuali definizioni di poesia e canzone, ma ci concentreremo sullo stato di questo rapporto nel panorama culturale italiano del Novecento. L’introduzione di taglio vagamente antropologico non va intesa, dunque, come incipit di una ricostruzione storica, ma come inevitabile punto di partenza per affermare e dimostrare l’indissolubile legame tra le due dimensioni di suono, superando le logiche ristrette e vincolanti delle definizioni nette e nitide. Nel corso del Secolo scorso, sulla scia della grande tradizione letteraria, in Italia si sono affermati numerosi cantautori, riconosciuti dal pubblico come veri e propri poeti per la profondità o l’originalità delle immagini e delle soluzioni artistico-linguistiche offerte dai testi delle loro canzoni. Nel contempo, altrettanti poeti hanno scelto di prestare la propria opera alla canzone, abbandonando momentaneamente gli strumenti consueti del genere letterario. In entrambi i casi, nonostante le contestazioni di alcuni puristi dei rispettivi generi, si produce letteratura, quando con questo termine si vuole indicare l’opera fondata sulla parola. Questo non comporta, però, l’assenza di differenze tra i due generi.

Il testo tra canzone e poesia

A proposito della relazione tra poesia e canzone, gli autori musicali Cheope, nome d’arte di Alfredo Rapetti Mogol, e Giuseppe Anastasi, sottolineano nel loro Scrivere una canzone, che il testo musicale è incentrato sulla musica ed è destinato in primis ad essere cantato e quindi ascoltato dal pubblico, mentre il testo poetico è scritto per essere letto o in silenzio o ad alta voce, come nel caso dei reading. I due autori sottolineano, inoltre, che il testo musicale va ascoltato nei tempi e nei modi imposti dalla canzone, mentre, nel caso della poesia, il lettore ha la possibilità di soffermarsi sul testo, che è «fermo» sulla pagina, in assoluta libertà. È chiaro che, nell’equiparare un testo musicale a una poesia, si vuole sottolineare il valore alto dell’opera. In virtù di questo, la cosiddetta musica d’autore può essere definita senza troppi vincoli come quel genere di musica popolare in cui la parola si afferma da protagonista nella relazione tra testo e musica.

La canzone italiana d’autore

La canzone italiana d’autore, dunque, attraverso i suoi celebri esponenti, nella maggior parte dei casi ha messo in risalto la parola, accompagnata dalla musica senza mai esserne sopraffatta, garantendo sia l’ascolto, sia la comprensione. D’altro canto, la musica non è stata relegata a mero sottofondo, ma si è evoluta progressivamente da autore in autore, seguendo l’elevazione della parola e continuando a realizzare un discorso parallelo a quello verbale, ma anche complementare. Questo particolare equilibrio, come già precisato in riferimento alla dicitura «d’autore», non si può riscontrare in ogni canzone italiana: sono numerosi, infatti, i casi, soprattutto al giorno d’oggi, in cui il testo funge da semplice riempitivo di una musica non di alto livello, dal punto di vista degli arrangiamenti o dell’esecuzione strumentale, ma di forte impatto emotivo e, dunque, capace di attirare l’attenzione di un vasto pubblico di ascoltatori. Sul fronte della poesia, è evidente un fenomeno particolarmente interessante e forse tragico per i conservatori in materia di genere, ovvero l’influenza esercitata sui poeti dai canoni estetici e linguistici propri della canzone d’autore.

Tra De Gregori e Manlio Sgalambro

Alla luce di questo, in molti casi è innegabile la coincidenza, in termini di prestigio del risultato, della figura dell’autore musicale o del  cantautore con quella del poeta. Alcuni esempi celebri sono incarnati da Fabrizio De André, Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Pierangelo Bertoli, Piero Ciampi, Giorgio Gaber, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. In molti di questi casi, si fa uso di un italiano facilmente comprensibile, di parole semplici, proprie della dimensione della quotidianità, ma non per questo meno consone alla definizione di poesia. Ciò si riscontra anche nelle opere di poeti come Alda Merini, Edoardo Sanguineti, Manlio Sgalambro e Cesare Pavese. A questo proposito, sul fronte della musica d’autore, Francesco De Gregori costituisce un ottimo esempio: attraverso accostamenti originali e musicali di parole proprie del quotidiano realizza equilibri forieri di immagini e figure linguistiche funzionali a combinarsi con la musica in un’armonia tanto riuscita da rendere palese la relazione naturale ed indissolubile tra musica e parola. per questo motivo si è scelto come titolo di questa analisi una citazione dal Signor Hood, presente nell’album Rimmel, pubblicato nel 1975 e prodotto da RCA Records. «Canestro di parole» è una metafora suggestiva, perché far uso di un immagine tratta dalla vita quotidiana rassicura e coinvolge gli ascoltatori – come dimostrato da studi di Everyday Aesthetics –, presentando un’immagine propria della dimensione domestica, associata al calore della casa. Come titolo di questa miniserie dedicata a “poeti e poesia nella canzone italiana” ci sembra che la metafora funzioni perché ben rappresenta l’intreccio di generi e autori attraverso cui si è realizzata la canzone italiana. In quest’ultima chiave di lettura, si tratta non di un canestro contenente parole, ma di un canestro composto da parole.

*Scrittore

 

Testi citati e letture consigliate:

Pietro G. Beltrami, Gli strumenti della poesia, Bologna, il Mulino, 1996.

Paolo Colombo, In musica suonano meglio, Milano, ABEditore, 2016.

Roberto Favaro, Suono e Arte. La musica tra letteratura e arti visive, Venezia, Marsilio, 2017.

Simone Lenzi, Per il verso giusto, Venezia, Marsilio, 2017.

Pier Vincenzo Mengaldo, Com’è la poesia, Roma, Carocci, 2018.

Alfredo Rapetti Mogol – Giuseppe Anastasi, Scrivere una canzone, Bologna, Zanichelli, 2012.

Walter J. Ong, Oralità e scrittura (London-New York, 1982), Bologna, il Mulino, 2014.

Luca Zuliani, L’italiano della canzone, Roma, Carocci, 2018.

 

Immagine: By lecates (https://www.flickr.com/photos/lecates/438919948) [CC BY-SA 2.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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