Quanto sono potenti i politici italiani?

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Pubblichiamo interamente l’articolo di Vincenzo Marra, presidente e fondatore di ILICA,  Italian Language Inter-Cultural Alliance, che uscirà nel numero di gennaio 2014 della rivista web nuovamenteonline.com.

Quanto sono potenti i politici italiani?
di Vincenzo Marra

Si dice che quando si odia, con la stessa intensità, si ama. Ora non so se questa sia la situazione degli Italiani che continuano a lamentarsi di coloro che eleggono a rappresentarli. Se però lo fosse, saremmo di fronte alla più evidente prova della “sindrome di Stoccolma” dove gli “ostaggi” alla fine guardano con simpatia a chi li governa.

Questo ci porterebbe a concludere che i politici non sono poi così potenti come si pensava anzi sono sostenuti dalla debolezza di chi li critica. O no? Andiamo con ordine: l’Italia è un grande Paese e sfido chiunque a provare il contrario. Tra noi emigrati e quelli che sono rimasti esiste un legame emotivo che si registra solo tra gli Italiani.
Mentre i mezzi di comunicazione continuano a martellare la pubblica opinione sugli sfasci sociali e i guadagni record della finanza, la frase più ricorrente suona così: “Qui va tutto a ramengo e la colpa è dei politici!” Tutte le generazioni hanno avuto la loro crisi e la nostra non fece eccezioni, oggi sembra comunque che sia peggio delle precedenti.

Noi che viviamo negli USA abbiamo avuto la nostra parte di guai a partire dal 2007 e solo ora, alla fine del 2013, cominciamo a percepire un miglioramento che alimenta la nostra speranza nel futuro. La famosa “Obamacare” ovvero la riforma della sanità Americana per renderla più simile al Canada, ai Paesi Asiatici, Europei, inclusa l’Italia, è stata fino a questo momento, un flop così evidente che ha portato il Presidente a chiedere scusa a tutti i cittadini Americani. L’indice di gradimento di Obama ha toccato, alla fine del 2013, il minimo dalla sua elezione. In Italia, dalle ultime elezioni, abbiamo osservato cambiamenti epocali: i leaders degli schieramenti dei maggiori partiti (PD/PDL) sono cambiati. Dalle scissioni sono nati nuovi protagonisti e si studiano nuove filosofie di programmi per affrontare eventuali nuove elezioni. Troviamo difficile osservando dall’esterno, tracciare una conclusione comprensibile partendo dall’assunzione di una classe politica potente. In Germania, per esempio, si parlava di un addio della Merkel mentre le ultime elezioni ne hanno legittimato la sua potenza. Romney, alle ultime elezioni USA, non aveva nemmeno scritto il discorso di accettazione della sconfitta perche’ nessuno (tra i suoi amici) l’aveva considerata. Il popolo sovrano (We the People!) ha deciso che Obama meritasse di continuare.

La domanda viene spontanea: “Sono veramente potenti i politici Italiani?” Prima di dare una risposta dovremmo cercar di capire se esistono termini di paragone con le Democrazie più avanzate del pianeta e l’Italia. Se questi termini esistono (e noi crediamo che esistano) allora dovremmo cercare di capire se il popolo Italiano contribuisca abbastanza alla definizione del proprio destino.

Le aziende che funzionano bene sono generalmente formate da professionisti. Quelle che hanno gestioni meno brillanti sono sempre piene di giustificazioni per i propri risultati. L’Azienda Italia ha bisogno di tutti per funzionare meglio. Le strade piene di escrementi che evidenziano uno scarso senso civico, i cani che possono entrare nei centri commerciali e nei posti pubblici sono esempi di grande retorica sociale che non ha riscontri in Paesi più avanzati. Il cedimento strutturale del territorio e la mancanza cronica di servizi (i.e. parcheggi) denunciano un’approssimazione  poco tollerata da Paesi con democrazie moderne. La mancanza di rispetto reciproco, come gli infiniti discorsi che bisogna subire quando si da il microfono a chi pensa col suo intervento di cambiare il mondo, e la forma che continua a prevalere sulla sostanza, sono i temi sui quali i cittadini potrebbero cominciare a ragionare. Gli orari approssimati, con i quali si dilata il senso dei rapporti umani, dovrebbero costituire elemento di riflessione. Insomma la democrazia senza regole è un’anarchia alla quale porre rimedio diventa difficile e chi gestisce i destini di un sistema sociale così difficile da analizzare, automaticamente diventa elemento di referenza di tale sistema. Ma il potente è il referente ovvero chi contribuisce ad alimentare il caos sociale del quale fa parte? Guai comunque a pensarlo, male a dirlo, criminale a scriverlo perchè “io non ho un cane”. E io non ho una macchina. E io quando prendo un microfono sono piu’ sintetico di un Anglosassone…. Ma queste riflessioni non sono ad personam: cercavamo solo di capire se gli Italiani potranno mettere tutte le virtù creative, genialoidi del proprio eccezionale “Io”, in un contesto dove si cominci a pensare col “Noi”.

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