L’italiano dei social media secondo l’Accademia della Crusca

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Vi segnaliamo questa intervista di Barbara Sgarzi a Raffaella Setti , responsabile del servizio di consulenza linguistica della Crusca, pubblicata sul sito della rivista Vanity Fair.

“Dopo la linguista Valeria Della Valle che scagiona internet e i social media dall’accusa di deturpare la lingua italiana, continuo la mia esplorazione di come cambia il nostro idioma nell’era della iperconnessione. Niente di meglio che sentire gli amici dell’Accademia della Crusca che da anni, con il loro servizio di risposte sugli usi corretti dell’italiano, contribuiscono a tenere vivo l’interesse per la nostra lingua. A proposito, se come me siete dipendenti dalle loro risposte, è uscito da poco La Crusca risponde. Dalla carta al web, a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti con una selezione di risposte del decennio 1995-2005.

Io ho intervistato Raffaella Setti, responsabile del servizio di consulenza linguistica della Crusca. Sorpresa (ma non troppo): l’italiano cambia molto meno di quanto crediamo. E i problemi più grandi riguardano soprattutto la povertà lessicale.

Partiamo dalle domande che vi fanno. Sono sempre così tante? A quante persone riuscite a rispondere?
Le richieste sono in crescita e arrivano, in media, trenta domande ogni giorno. Molte di queste ricevono risposta: per quelle che si ripetono, rimandiamo al motore di ricerca del sito. Per dare un’idea, nel corso del 2013 abbiamo inviato quasi 500 risposte.

Quali sono gli argomenti più ricorrenti? Ci sono anche questioni relative al linguaggio sul web?
Sono molto varie: frequenti quelle su dubbi ortografici e di pronuncia. Molte anche su fenomeni più evidenti dell’italiano contemporaneo: da neologismi e anglismi, alle forme regionali e dialettali, fino alle più profonde trasformazioni del sistema sintattico con le inversioni nell’ordine degli elementi della frase, l’uso del congiuntivo, e fenomeni di semplificazione.
Il nostro intento primario è quello di registrare quello che succede e cercare di spiegare come nascono e come si evolvono i fenomeni linguistici. Non tutto quello che viene usato, soprattutto parole nuove e occasionali, è destinato a durare e a radicarsi nella lingua: il lavoro interessante è quello di monitorare alcuni fenomeni, valutarne la frequenza e cercare di stabilire se siano esclusivi della lingua parlata o se invece arrivino anche nello scritto; e nel caso a quale livello di formalità vi entrino.

Quindi, mentre molti si lamentano del fatto che nessuno bada all’uso corretto della lingua, la quantità di domande ricevute dimostra che l’interesse è sempre altissimo.
Sì. La lingua è comunque uno strumento utilizzato da tutti e che ha un grande impatto sociale: l’uso improprio di una parola o la cattiva costruzione di un discorso suscitano perplessità, quando non addirittura indignazione, nei destinatari più attenti. Ne siamo felici perché l’obiettivo del nostro lavoro è quello di stimolare la riflessione sulla lingua.

Continua a leggere sul sito di Vanity Fair

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