La radio come teatro dell’immaginazione

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SHOWCASE_premio_rsiC’era una volta la radio?… No, c’è ancora. E c’è ancora il documentario radiofonico, che resiste in un mondo in cui la comunicazione di massa per immagini fa la parte del leone.
Usare i suoni, tra voci, rumori e musica, per raccontare storie, indagare su problemi d’attualità o testimoniare epoche e avvenimenti. Ecco, il documentario radiofonico è proprio questo ma anche di più. È un prodotto nel quale i suoni più diversi convergono, interagendo e armonizzandosi secondo un preciso piano espressivo, allo scopo di suscitare immagini nella testa degli ascoltatori accanto a emozioni che vanno dritte al cuore, rendendo il pubblico parte attiva della comunicazione e non solo testimoni passivi di uno “spettacolo” precostruito. La radio diventa così teatro dell’immaginazione. Qualcuno l’ha anche definita una televisione senza immagini… Di questo consapevole e straordinario paradosso, vettore della sua specificità, la RSI si è fatta paladina sin dall’inizio. Consapevole delle grandi potenzialità espressive di questo genere radiofonico, ma anche dei rischi di un suo possibile declino causato dall’invadenza del mezzo televisivo, un uomo di radio e voce storica della RSI, Eros Bellinelli, nel 1968 lanciò l’idea di un concorso pubblico per stimolare anche i non addetti ai lavori alla realizzazione di documentari per la Radio. Ed è stata indubbiamente un’idea vincente, da cui nacque il Premio Guglielmo Canevascini, intitolato al padre fondatore della Radio svizzera di lingua italiana. Sull’arco di un trentennio, con una cadenza biennale (esclusa qualche pausa di riflessione), il Premio Canevascini ha scoperto nuovi talenti e prodotti di sicuro valore, tenendo vivo il dibattito su cosa significhi fare radio e, dunque, cercando costantemente l’originalità coniugata con la particolarità del linguaggio radiofonico.
Dal 2001 il Premio RSI raccoglie pertanto la preziosa eredità del Premio Canevascini proseguendo lungo un percorso autorevole e riconosciuto. È così che a scadenza biennale, il concorso si prefigge di valorizzare il genere radiofonico del documentario, in cui la RSI vanta una lunga e consolidata tradizione che continua con spazi di palinsesto e produzioni distribuite con tagli e formati differenti nella programmazione delle sue tre Reti.
Il Premio ha sempre avuto un largo seguito di partecipazione. È infatti aperto a chiunque: sia a professionisti del settore o a collaboratori della RSI come pure a utenti esterni, senza distinzione di nazionalità, di dimora o altro. Ogni partecipante può presentare al massimo un documentario che non deve superare la durata di 30 minuti. Deve essere interamente o principalmente in lingua italiana e, soprattutto, totalmente inedito, ossia mai diffuso (neppure in parte) da nessun medium, nemmeno sul web o nei Social. Una commissione di esperti effettua una prima selezione, successivamente una Giuria specializzata nominata dal Dipartimento Cultura RSI discute i sulla rosa dei prodotti prescelti e decreta il vincitore sulla base di criteri di giudizio che sono la specificità radiofonica, l’originalità, la creatività, la struttura narrativa e la realizzazione tecnica. Far vivere il documentario non è un lusso: costa impegno, fatica e sacrificio. Ma è un genere che tutti amano e che rende la Radio un mezzo insostituibile, caldo e parte della nostra vita.

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