Italia: puntare sulla cultura per crescere

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Si è svolto il 29 gennaio l’incontro “Parliamone: l’italiano come risorsa” presieduto dal sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro il quale ha portato ai presenti i saluti del ministro Bonino, impegnata a Bruxelles al fianco del presidente Letta e convinta che lingua e cultura siano “due patrimoni, due risorse molto importanti” e che la loro promozione all’estero, seppur pressocchè sconosciuta alla maggioranza dell’opinione pubblica, sia fondamentale “per l’Italia che vuole crescere”. Specie se si considera che l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo: un trend, questo, ha osservato Mario Giro, che “non conosce flessione a nessuna latitudine” e che, anzi, aumenta ad esempio negli Usa del 15/20% annui.  Perchè chi decide di imparare l’italiano, ha proseguito Giro citando i 600mila stranieri, “per lo più giovani e giovanissimi” censiti da una ricerca del Ministero – poi illustrata da Stefano Zanini della Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese -, “non lo fa a fini utilitaristici, ma per amore della nostra cultura” e di quella che Thomas Mann ha definito “la lingua degli angeli”. E “l’attrazione verso l’italian way of life”, ha assicurato Giro, è assai più grande di quanto noi italiani non siamo consapevoli. La promozione della lingua italiana – e gli IIC su cui si abbatterà ora l’ennesima mannaia dei tagli già “producono reddito per 3 milioni e mezzo l’anno con il solo insegnamento dell’italiano”, parola del sottosegretario – può rappresentare una “via d’uscita” dalla crisi ed allo stesso tempo “può contribuire ad aumentare l’influenza dell’Italia nel mondo”.

Nel corso del suo discorso Mario Giro ha annunciato che “inizia un ambizioso progetto” che porterà, auspicabilmente nell‘ottobre prossimo, ad organizzare gli Stati Generali della Lingua Italiana, durante i quali si cercherà il necessario coordinamento istituzionale per definire quelle politiche necessarie non solo a dare un’adeguata risposta alla domanda di Italia che proviene dall’estero, ma anche a far recuperare a chi in Italia vive e lavora “il senso e l’entusiasmo per la nostra lingua”. L’Italia, ha detto ancora Giro, è “una potenza culturale inconsapevole”: occorre ora “riappassionare l’Italia alla cultura e farla risvegliare dal suo torpore”.

Nel suo intervento il sottosegretario del MiBAC Simonetta Giordani ha riportato i dati sui flussi turistici che testimoniano l’interesse per l’arte e la cultura italiana: le città d’arte infatti hanno avuto un sensibile aumento di visitatori, insieme all’incremento delle richieste  per turismo verde e enogastronomico. Turismo e innovazione sono quindi i punti cardine della strategia con la quale il Mibac intende operare per promuovere l’Italia e la cultura italiana. Per quanto riguarda la lingua si tratta di “trasmettere l’essenza del nostro Paese” in tutte le sue sfaccettature – dall’arte al cinema, dall’opera allo sport -, soprattutto in quelle “aree emergenti in cui il turismo ha più potenziale”. Giordani non ha dubbi che si possa “puntare sulla lingua italiana come prodotto turistico”, magari usando quelle “formule concentrate” per turisti che vogliano imparare in breve tempo o “pacchetti integrati” che uniscano la domanda di patrimonio culturale ed artistico alla filiera del made in Italy.

Marco Rossi Doria, sottosegratario del MIUR, ha illustrato le linee guida del ministero per rilanciare e promuovere la lingua italiana: un maggiore coordinamento fra gli attori già esistenti, senza dover ripartire da zero ed in modo da ottimizzare le risorse; considerare i ragazzi stranieri nelle scuole italiane “messaggeri portatori della nostra lingua” e “dare maggior forza a questa evidenza”; affrontare infine la questione della fuga dei cervelli, ovvero di quella “elite” – preferisce definirla così Rossi Doria – che la cui formazione noi abbiamo investito e che ora stiamo perdendo. Su quest’ultimo punto il sottosegretario ha invitato ad una “rigorosa riflessione nazionale” affinchè possano rientrare o, quando restino all’estero, possano diventare “diffusori di sapere e conoscenze di altissimo profilo che parlano italiano”. Una riflessione che per Rossi Doria si allarga a più ampie “scelte di natura pubblica”.

All’incontro è intervenuta Serena Dandini, popolare conduttrice televisiva, nonchè autrice, che ha parlato di “Rinascimento come format italiano” dal quale bisognerebbe ripartire anche grazie all’opera degli Istituti di cultura che potrebbero diventare dei veri e propri “Eataly” in grado di dispensare arte e cultura. Insieme a lei anche la cantante e attrice Tosca, nel suo intervento ha sottolineato quanto sia ancora apprezzata la lingua italiana nel canto, affermazione che fa il paio con quelle, relative all’Opera, di Fabio cappelli, capo redattore Cultura di RaiNews24 e già inviato Rai a Parigi, il quale ha affermato che l’Italia è una potenza culturale e che Verdi e Puccini sono ancora dei formidabili testimonial per la lingua italiana.
Dacia Maraini, tra le scrittrici e intellettuali italiane più note, si è spesa per un lungo appello in difesa degli Istituti italiani di cultura:  “La letteratura, ma anche la musica, che è molto amata, anche tra i giovani, nel sud-est asiatico e in estremo oriente; “e poi la pittura, la scultura, le nostre città, il nostro passato”. Che senso ha, si è chiesta dunque Dacia Maraini, tagliare le risorse destinate agli Istituti Italiani di Cultura se non addirittura chiuderli? Si tratta per la scrittrice di una “errore gravissimo per pagheremo per decenni”, perchè “è lì che si forma l’amore per la nostra cultura ed identità”. Le recenti scelte istituzionali, ha dunque chiosato Dacia Maraini, dimostrano una “cecità” politica che rischia di portarci tra i Paesi del Terzo Mondo. “Lo sviluppo non si fa con l’industrializzazione”, perché l’Italia non è in grado di reggere la concorrenza dei colossi come la Cina: lo si fa investendo nella cultura, come pure nella ricerca e nella scuola, ha incalzato Maraini, “con l’eccellenza, la cultura di cui siamo ricchi” e che ci distingue nel mondo. “Stiamo perdendo le nostre elite, è vero, ma così partecipiamo alla creazione di una identità diffusa e alla nascita di tante Italie nel mondo. Non lasciamole sole”, ha concluso. Non chiudiamo gli IIC.”

Dal sito di Radio Radicale il collegamento  alla pagina per rivedere il convegno in streaming.

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