Il discorso del Sottosegretario Mario Giro al seminario di Capodistria

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Vi proponiamo il discorso inviato dal Sottosegretario Mario Giro in occasione del seminario appena concluso a Capodistria.

Grazie amici di avermi invitato ad intervenire oggi per svolgere con voi alcune riflessioni sul tema della promozione linguista come ingrediente essenziale della costruzione europea e della convivenza pacifica.

Rispondeva Jean Monnet a chi gli domandava se fosse soddisfatto del lavoro di integrazione europea: “se dovessi ricominciare, comincerei questa volta dalla cultura”. Questa frase esplicita il concetto che l’integrazione sarebbe stata forse più coesa se fosse stata mossa dalla cultura. In un momento critico per il futuro del continente, in cui le fondamenta dell’Unione sono state scosse da populismi, nazionalismi e da violazioni del principio di legalità, occorre tornare a riflettere sul collante della cultura appunto.

La cultura europea è ispirata e forgiata dalla pluralità e dalla coscienza delle diversità che si esprime nella molteplicità delle sue lingue. Le idee e le lingue determineranno le nostre prospettive di pace e il raggiungimento di obiettivi condivisi per un futuro di pace e di prosperità.

Le lingue possono anche drammaticamente separare i popoli, se considerate espressioni di identità monolitiche e chiuse. Possono diventare strumenti potenti e aggressivi di rifiuto dell'altro. Le identità linguistiche possono essere fonte di attrito, se creano identità “assassine”, per citare Malouf.

Le lingue possono invece unire popoli diversi, soprattutto se vengono considerate parti di una competenza linguistica multipla, elementi essenziali di conoscenza del proprio interlocutore e ponti utili per quel dialogo interculturale che tutti invochiamo, ma che è ancora lontano dall'essere realizzato.

La sfida delle comunità plurinazionali linguistiche, dalla francofonia all’italofonia è una scommessa per la pace. E’ un'opportunità per tutti i nostri popoli. Solo riconoscendo alle lingue il loro statuto non di semplici strumenti comunicativi, ma di beni culturali, di carte di identità delle persone e dei popoli, di modi diversi di conoscere e di analizzare la realtà, si eviteranno i rischi di una omologazione monoculturale, eccessivamente semplificante e non rispettosa della storia e delle esistenze.

Nel territorio dei Balcani il plurilinguismo è di casa. E’ anche nella personalità “intellettuale di frontiera” dalmata Niccolò Tommaseo che si crea un ponte tra l’Italia e queste terre.

Chiunque abbia avuto un’esperienza di viaggio in questi luoghi ha notato un talento diffuso per le lingue, per cui non è difficile farsi capire anche da chiunque. Questo è il probabile risultato di un intreccio storico di fattori internazionali e di una serie di fattori endogeni che fanno dei Balcani un ambiente fortemente esposto alla “diversità linguistica”.
La presenza di minoranze linguistiche all’interno dei singoli stati, unita a secoli di perifericità rispetto all’Europa e al fatto che i singoli idiomi nazionali siano essi stessi “di minoranza” a livello planetario ha da sempre stimolato lo studio delle lingue, percepito come una necessità ma anche come una fonte di ricchezza, un modo per aprirsi al mondo.

L’identità italiana è da sempre non legata al sangue e al territorio. E’ capace di ibridarsi e di diffondersi senza contraddirsi. Si parla di italicità. L’Italia è stata per molte tempo un paese plurilinguistico, che aveva una lingua italiana dai mille volti. La dimensione plastica della nostra lingua è l’esempio di questo. La nostra lingua ha dimostrato di essere viva, ibridizzandosi con altre lingue ma diventando anche un ponte.

Coloro che hanno avuto una relazione linguistica hanno più fiducia nel paese di riferimento per quella lingua. Il maggior successo di una promozione linguistica viene conseguito se si valorizzano i rapporti tra persone. Con la promozione linguistica si alimenta la reputazione di un paese che si costruisce nel lungo periodo.

In questa area assistiamo a una sempre maggiore diffusione della lingua italiana e abbiamo una rete importante a sostegno di questa domanda con 4 istituti di cultura, 10 sezioni italiane in scuole bilingui 10 lettori di ruolo, 16 Comitati Dante e 49 accordi interuniversitari. Mi rendo conto che sia insufficiente a rispondere alla domanda e dovremmo puntare ad inserire l’italiano come lingua dei curricula scolastici .

Le ragioni che spingono così tanti verso l’italiano sono molteplici e varie. Si studia l’italiano per amore della cultura, per avvicinarsi a quella che Thomas Mann chiama “la lingua degli angeli”. L’italiano è appreso per cogliere occasioni di studio, mettendo in evidenza come il nostro paese sia anche destinazione di giovani talenti.

Soprattutto in quest’area, gli attori economici ricoprono un ruolo importante nella promozione della lingua e della cultura italiana. Il mondo delle PMI, Fiere, Associazioni Industriali e Camere di Commercio, potrebbe essere coinvolto nel supporto di azioni linguistiche più mirate.
Vi sono motivi identitari per le nuove generazione degli italo discendenti. L’italiano viene considerato la lingua letteraria, dell’arte, della musica e della bellezza oltre che dell’opera, della cucina, della moda, del design, dell’innovazione creativa e dello sport.

L’italiano all’estero avanza perché l’Italia seduce, infatti laddove non è lingua madre o di servizio. E’ la lingua della scelta o “lingua sposa”, come direbbe ancora Malouf.
Purtroppo il successo della diffusione dell’Italiano, la quarta lingua più studiata e l’ottava lingua di facebook, e il valore della promozione linguistica in se stessa come garanzia per un futuro di pace sono ignorati dall’opinione pubblica italiana. Credo sia necessario ritrovare il senso e l’entusiasmo per la nostra lingua, soprattutto in Italia.

E’ specchiandosi negli occhi e immagini che gli altri hanno di noi che spesso si scopre il proprio talento. La comunità dell’italofonia esiste già, voi ne siete la prova. E’ sufficiente riconoscerla, radunarla, motivarla. Per questo, il Ministro Mogherini ha promosso gli Stati Generali della lingua italiana nel mondo, a Firenze per il 21 22 ottobre, per radunare gli italofoni e chi lavora nella promozione della lingua italiana nel mondo per dare consapevolezza al paese e aggiornane gli indirizzi politici.

Sul sito dell'Accademia della Crusca è scritto che “la lingua è la nostra storia, il nostro futuro”, per questo non possiamo ignorarla. L’Europa ha bisogno di ritrovare nuovo spirito e può farlo ripartendo dalla lingua, praticando concretamente un ideale di condivisione e unione tra popoli. La promozione della lingua non è politica di potenza né lavaggio di coscienze. E’ un contributo a costruire un ponte di dialogo per la realizzazione dell’idea di umanità a cui ogni stato, nazione, comunità e uomo responsabile è chiamato a dare un contributo. 

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