Ravaglia e Meloni riferiscono in Senato sulla diffusione della lingua italiana nel mondo

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logo_interneNell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e cultura italiana all’estero avviata dalla Commissione Istruzione e dal Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, sono stati ascoltati in Senato l’ambasciatore Cristina Ravaglia, Direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, e l’ambasciatore Andrea Meloni, Direttore generale per la promozione del sistema paese della Farnesina.
A fare gli onori di casa il presidente del Cqie, Claudio Micheloni (Pd) che, dopo il saluto agli ambasciatori, ha ricordato che “con la legge 7 agosto 2012, n. 135, è stato posto termine al mandato della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero e che la sua attività è stata trasferita ai competenti uffici del Maeci”. Il senatore eletto all’estero ha chiesto “informazioni sul Gruppo di lavoro consultivo, istituito nel 2014, e presieduto dal Ministro degli esteri e composto dai rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Miur, del Mibact e della Conferenza Stato-Regioni ed Enti locali”.
Primo ad intervenire, l’ambasciatore Meloni ha illustrato l’attività svolta dalla DGSP per la diffusione e la promozione della lingua italiana, che, ha ricordato, “parte dalle scuole materne e si conclude con le università, sedi di formazione di nuovi docenti di italiano. Le stime riportate in occasione dello svolgimento degli Stati generali della lingua italiana nel mondo di ottobre 2014 calcolano 30.000 studenti nelle scuole statali e paritarie all’estero e circa 500.000 alunni frequentanti i corsi di lingua”.
“Le minori risorse disponibili – ha aggiunto – hanno determinato per l’anno scolastico 2015/2016 una significativa contrazione dei lettori presso le università all’estero: il Ministero ha cercato di compensare con l’aumento dei contributi destinati alle cattedre di italianistica. Purtroppo – ha annotato Meloni – questi interventi devono tenere in considerazione che le università sono sempre più simili ad aziende, che dovendo generare profitto, tendono a contrarre i dipartimenti umanistici, meno appetibili di un tempo, e conseguentemente le cattedre di italiano. Ne è un esempio l’impegno del Ministero degli esteri per evitare che sia chiuso il Dipartimento di italiano presso l’università di Saarbrücken”. Quanto agli studenti che vengono in Italia a studiare, Meloni ha ricordato la collaborazione con la CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università italiane: “si interviene attraverso l’elargizione di borse di studio che sempre più sono destinate alle formazioni specialistiche. In quest’ambito è necessario assicurare una adeguata formazione linguistica prima dell’arrivo in Italia degli studenti, anche se sul tema esistono complesse questioni relative alla certificazione”. Ricordato che “le azioni compiute a favore dei docenti stranieri che vengono a specializzarsi in Italia hanno dato negli ultimi anni dei buoni risultati”, Meloni è passato ad illustrare anche l’attività della Direzione generale indirizzata verso le “industrie culturali” cioè “l’editoria, il cinema, la musica e le nuove arti”. Al riguardo, l’ambasciatore ha riferito di “una forte attenzione nei confronti della lingua del design”.
Quanto al metodo di lavoro adottato, “c’è grande sintonia all’interno del Mace tra le due Direzioni generali che prevalentemente si occupano di diffusione e promozione della lingua italiana”, così come ci sono “scambi e contatti continui con il MIUR e un buon lavoro costruito con l’Associazione Cliq”.
Del gruppo di lavoro costituito all’interno del Ministero di cui ha chiesto Micheloni, dopo aver ricordato che di esso fanno parte anche Dante Alighieri, Accademia della Crusca, CRUI e CNR, Meloni ha auspicato che “possa diventare la cabina di regia all’interno della quale sarà possibile fare un unico gioco di squadra”. L’ambasciatore ha quindi annunciato che “il portale della lingua italiana dovrebbe essere presentato entro la fine del corrente mese di ottobre”.
Passando ai problemi ancora aperti e agli obiettivi da raggiungere, “per quanto riguarda le scuole statali, affinché possano prosperare nel futuro”, per Meloni “è necessario integrarle maggiormente con gli ordinamenti scolastici locali. Analogamente occorre prevedere una base normativa per consolidare le sezioni italiane inserite nelle scuole europee. Se da un lato occorre individuare una allettante offerta scolastica in quei paesi dove non c’è la presenza di una scuola italiana, è altrettanto importante mantenere la posizione della nostra lingua nell’area dei Balcani e nel Mediterraneo. L’instabilità regionale che caratterizza il sud della sponda del Mediterraneo spinge ad azioni positive per il sostegno dell’italiano”.
Da ultimo, l’ambasciatore si è soffermato sulla formazione a distanza, sia per i docenti di italiano, “su cui si sta già ben lavorando”, sia per gli utenti privati. “Credo – ha concluso – che per i corsi di lingua ai privati sia opportuno individuare un fornitore di qualità, con elevato livello di competenza linguistica in grado di contrastare una concorrenza crescente, e non sempre adeguata, già presente sul mercato”.
L’ambasciatore Cristina Ravaglia ha invece riferito dei corsi di lingua, “originariamente destinati alle collettività italiane all’estero, e svolti per l’80% all’interno degli ordinamenti scolastici stranieri. Se nel tempo ne è mutato lo scopo, – ha rilevato – non altrettanto è accaduto per la loro localizzazione che si svolge nei paesi di tradizionale migrazione. Come è noto questi corsi sono organizzati dagli enti gestori con insegnanti, in parte inviati dall’Italia e in parte formati localmente. In questo campo – ha spiegato Ravaglia – il ruolo dei dirigenti scolastici è essenziale per la coerenza della didattica e il controllo dell’attività degli enti gestori”.
L’ambasciatore ha quindi illustrato “il progetto pilota avviato con le università di Siena, Perugia e Roma Tre, grazie al quale ventisei giovani laureati sono stati assunti direttamente dagli enti gestori che ricevono finanziamenti dal Ministero, con un contratto annuale per lo svolgimento di attività di formazione dei docenti stranieri”. Ravaglia ha quindi ricordato che “malgrado gli alunni dei corsi siano quasi 288.000, le risorse finanziarie destinate alla diffusione della lingua italiana sono state ridotte tra il 2008 e il 2014 di oltre il 60%. Ciò – ha concluso – ha inevitabilmente portato ad una riorganizzazione e riduzione degli enti gestori che da più di 200 unità sono passati a 132”.
Nel dibattito che ne è seguito, Micheloni (Pd) ha posto l’accento sui bilanci degli IIC, rilevando “una diversità di approccio rispetto allo svolgimento dei corsi di lingua. Rispetto a realtà più che virtuose o da imitare, come l’IIC di Tokio che percepisce quasi un milione e trecentomila euro di entrate, vi sono importanti capitali dove gli istituti non fanno i corsi di lingua. Mi chiedo, quindi, se esistono sistemi di trasferimento di buone prassi”.
Quanto all’assunzione diretta da parte degli enti gestori di insegnanti provenienti dall’Italia, “pratica che abbiamo riscontrato nel corso della missione in America latina”, il senatore ha chiesto “se esistono requisiti di qualità e attività di controllo da parte dei dirigenti scolastici” e, infine, “quali siano le somme che saranno destinate ai corsi di lingua nel prossimo disegno di legge di stabilità”.
La senatrice Montevecchi (M5S) ha chiesto “se i tagli lineari, di cui si parla, interverranno su un settore che è già stato duramente colpito. Nel corso delle audizioni svolte e delle missioni effettuate – ha ricordato – ho avuto una diversa percezione sul “fare sistema” in materia di promozione di lingua e cultura e di aver riscontrato più volte difficoltà di comunicazione e di progettualità tra il MAECI e il MIUR”. Quanto alla promozione del made in Italy, “mi chiedo se una cabina di regia in grado di portare avanti una strategia comune non debba ricomprendere anche il Ministero per lo sviluppo economico”. Infine, sugli enti gestori per la senatrice, “viste le poche risorse disponibili”, occorre “una valutazione attenta dell’efficacia degli interventi”.
Eletto in Australia, il senatore Giacobbe (Pd) ha espresso una certa “perplessità sulla strategia adottata per la diffusione della lingua e della cultura italiana”, sostenendo che “sarebbe più efficace destinare maggiori risorse ai corsi di lingua inseriti negli ordinamenti locali rispetto ai contributi dati alle scuole statali e paritarie”. Quanto ai docenti, per Giacobbe “sarebbe più utile che dall’Italia si attuasse solo un’attività di coordinamento lasciando l’insegnamento ai docenti locali adeguatamente formati possibilmente da docenti italiani”.
La senatrice Mussini (Misto), dopo aver richiamato “il successo dei progetti pilota che evidenzia l’importanza e l’utilità dei docenti italiani all’estero”, ha chiesto “quale è il valore aggiunto del Maeci per la promozione della lingua e della cultura italiana”.
Nella replica, Ravaglia si è detta d’accordo sulla “necessità di monitorare e migliorare il sistema di valutazione dell’attività svolta dagli enti gestori per i quali non esistono standard omogenei”. Per quanto riguarda il valore aggiunto del Ministero, l’ambasciatore ha ricordato “la necessità di un coordinamento delle azioni e degli strumenti volti alla promozione della lingua che può ben avvalersi della rete diplomatico-consolare”. Quanto ai tagli riferiti da Micheloni, l’ambasciatore ha dichiarato di “non conoscerne l’entità”.
Meloni, dal canto suo, ha voluto ricordare “il buon livello di diffusione della lingua se si considera che un milione e mezzo di persone studiano l’italiano”, sostenendo che “la presenza di diverse istituzioni sul territorio determina una offerta positivamente diversificata”.
Quanto ai corsi di lingua offerti dagli IIC, “credo sia necessario individuare una comune base metodologica e scientifica per l’insegnamento della lingua italiana, lasciando alle capacità culturali e imprenditoriali ed all’esperienza professionale dei direttori degli istituti di cultura l’attuazione sul territorio”.

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