Sulla punta della lingua

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La nostra intervista di gennaio è a Federico Guiglia, giornalista e saggista, sul suo libro, “Sulla punta della lingua. Come il francese, l’inglese, il portoghese, lo spagnolo e il tedesco affrontano la sfida del mondo. E l’italiano?”.
Un percorso appassionato che racconta il ruolo universale della lingua italiana nella cultura e nella musica, senza dimenticare che l’italiano è una delle cinque lingue più studiate all’estero.


Parliamo di lingue: francese, inglese, portoghese, spagnolo, tedesco: come affrontano la sfida del mondo?

Con la consapevolezza di sapere che, sostenere la diffusione della propria lingua, significa fare un investimento economico e strategico, non solamente una scelta culturale e di comunicazione. Da tempo la Francia, la Gran Bretagna, il Portogallo, la Spagna e la Germania hanno elaborato una “politica della lingua” in modi diversi, ma con alcune importanti caratteristiche in comune. Tanto per cominciare il rilievo della propria lingua è spesso indicato già nelle rispettive Costituzioni, che espressamente fanno riferimento alla “lingua nazionale” e al dovere di valorizzarla, in particolare per i francesi, gli spagnoli e i portoghesi. Poi esistono istituzioni pubbliche o private -ma sostenute dallo Stato-, col compito preciso di diffondere la lingua, insegnandola ovunque possibile al di fuori della propria nazione. Infine, ed è l’elemento principale, tutti questi Paesi hanno creato una cornice istituzionale di livello internazionale per coordinare la “politica della lingua”. Un luogo che può essere una conferenza annuale, oppure un vertice istituito apposta -penso alla cosiddetta “Cumbre Iberoamericana” con le nazioni che parlano spagnolo, o all’organizzazione Francofona- dove si dibatte dello stato di salute della lingua con iniziative concrete, lungimiranti e attraenti.

E l'italiano?

Rispetto ai Paesi prima citati, il sostegno economico delle nostre istituzioni a favore degli enti che si occupano di diffondere la lingua italiana è imbarazzante. Alla Società Dante Alighieri, all’Accademia della Crusca, agli stessi Istituti Italiani di Cultura che hanno una funzione di ponte tra l’Italia e il mondo, i fondi assegnati sono inversamente proporzionali alla crescente domanda di italiano nel mondo. 

Il libro, pur presentando dati e cifre, non parla solo di aridi numeri, ma li utilizza per sostenere una tesi di fondo: la lingua italiana ce la può fare. In che modo? 

La lingua italiana ce la sta già facendo da sola. E’ l’ottava lingua più usata di Facebook. E’ tra le cinque (a volte quattro) lingue straniere più studiate nelle Università e nelle scuole del pianeta. E’ la lingua rappresentata e cantata nelle opere di oltre la metà dei teatri nel mondo. E’ la lingua dell’universale Chiesa cattolica. E’ la lingua del made in Italy: calcio e Formula uno, cibo e moda, creatività industriale e arte, e architettura

Nel mese di dicembre si è tenuto un incontro dell'indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all'estero davanti alle commissioni riunite Esteri e Cultura. E' stata presentata un'indagine da cui emerge una forte crescita degli studenti di italiano, circa 50 mila nel 2010. Ma oltre alla sostanziale tenuta della nostra lingua nel mondo, si evidenzia come le motivazioni che inducono allo studio dell'italiano all'estero stiano rapidamente cambiando, dando sempre più spazio alle ragioni culturali rispetto a quelle familiari. Come rispondere a queste rinnovate richieste?

La svolta è ormai obbligata dai tempi. Come insegnano proprio gli altri Paesi, in epoca di globalizzazione bisogna dar vita, finalmente, a una “Comunità dell’Italofonia”, coinvolgendo nel progetto personalità straniere e i rappresentanti dei 39 Paesi che, a vario titolo e per ragioni diverse, sono interessati alla valorizzazione dell’italiano. Lo fanno tutti con le “loro” lingue, dal piccolo Portogallo alla Germania, la cui lingua è parlata da 101 milioni di persone tutte concentrate soprattutto nella Mitteleuropa, a fronte dei 70 milioni di italiano-parlanti nel mondo con immense potenzialità di sviluppo ovunque. Basti ricordare che nella sola America latina vivono quasi 50 milioni di cittadini discendenti da italiani.

“La lingua italiana non si parla, si canta”, scrive nella post-fazione del suo libro. Che cosa intende?    

L’italiano è un concerto che suona da più di mille anni. E’ musica che discende dall’antica Roma, e che poi è rinata col Rinascimento e risorta col Risorgimento. Oggi l’orchestra universale delle lingue richiede anche il “sì” della lingua italiana. Un vero poliglotta non può fare a meno di conoscere la lingua di Dante. Scegliendola come il suo canto libero.


Leggi qui un articolo dell'autore intervistato, Federico Guiglia, sulla lingua italiana all'estero


Biografia

Federico Guiglia è diventato giornalista professionista dopo aver vinto il concorso nazionale dell'Istituto per la formazione al giornalismo di Milano nel 1985 (secondo nella graduatoria dei 45 posti disponibili). Da allora s'è formato al Giornale di Indro Montanelli, direttore che ancora rimpiange. E' autore e conduttore del programma televisivo di interviste quotidiane Prossima Fermata (settima edizione) in onda su La7.
E' editorialista di una decina di quotidiani, tra cui Il Tempo di Roma, L'Arena di Verona e La Gazzetta di Parma. Ha pubblicato quindici libri, soprattutto racconti, anche in spagnolo, essendo nato e vissuto a Montevideo, Uruguay, da padre di Mantova e mamma uruguaiana. Per molto tempo ha collaborato con Rai Italia, la Rai che trasmette nel mondo: conduceva la rubrica A tu per tu. In quasi trent'anni di attività ha lavorato per una trentina di testate, anche all'estero: stage presso il quotidiano Die Welt a Berlino, opinionista di Radio France Internationale per l'America latina e studi al Hammersmith College a Londra. In ruoli diversi e per giornali diversi ha percorso l'intero ciclo della professione, da praticante a direttore. Ha 53 anni, è sposato e padre di due figli. Vive a Roma. Continua a considerare il giornalismo il mestiere più bello del mondo.

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