L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere occhi nuovi (Marcel Proust)

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RIM_copertina E’ ciò che si propone di fare la Fondazione Migrantes con il volume “Il racconto degli italiani nel mondo – Rim junior 2017”: guardare con occhi nuovi al nostro passato di emigranti per vivere e comprendere meglio il presente.

Delfina Licata, referente scientifica del volume, apre la sua introduzione scrivendo: questo non è un libro qualsiasi. Che tipo di libro è?
La Fondazione Migrantes da tempo sentiva l’esigenza di trasformare lo storico Rapporto Italiani nel Mondo – del quale sono curatrice – rendendolo fruibile anche ai più piccoli. Dopo anni di valutazioni e ricerca di una équipe specifica, finalmente nel 2017 questo progetto ha visto la luce e non è un libro qualsiasi perché nasce come fratello più piccolo del Rapporto Italiani nel Mondo (da cui RIM Junior) conservando la stessa sigla – RIM – dove la R sta, in questo caso, non per Rapporto ma per Racconto. E infatti è un racconto di storia e di storie del nostro Paese e dei nostri connazionali. Si rivolge ai più piccoli cercando di essere avvincente, ricco di aneddoti e di figure. Abbiamo lavorato a video educativi a cui si accede mediante Qrcode; vi sono consigli di lettura e video che, aggiunti alla lettura del testo, rendono il volume uno strumento di lavoro educativo e la presentazione dello scorso dicembre è stata realizzata, insieme al Miur, all’Istituto Gramsci, nella periferia di Roma, con l’intento di verificare se il nostro lavoro fosse adatto a quello che ci eravamo posti. Ne è nata una sorta di “presentazione al contrario”, nella quale sono stati i ragazzi a presentare il volume ai relatori e devo dire che le suggestioni e i rimandi sono stati particolarmente interessanti e coinvolgenti.

Il viaggio che viene proposto contiene dati, storie e spiegazioni con testi adatti a bambini e ragazzi, a partire dai cibi italiani, dalle tradizioni e dai mestieri che hanno conquistato il mondo. Come e perché è stato scelto questo percorso narrativo?
Abbiamo scelto di considerare due annualità del Rapporto Italiani nel Mondo, in particolare quelle edizioni – del 2014 e del 2015 – in cui lo Speciale è stato dedicato, rispettivamente, all’alimentazione e ai mestieri. Ne è nato quindi un viaggio della mobilità italiana attraverso la declinazione di questi due temi generali in particolar modo su oggetti – pizza, forchetta, caffè, ecc. – e personaggi – sportivi, gelatai, spazzacamini e così via. Si è voluto cercare di rendere il tema “appetibile” per le nuove generazioni proprio perché si appassionassero a un argomento che, per ovvi motivi, spinge a creare laboratori, teorici e pratici, di interculturalità e interrogarsi sulla vicenda migratoria in generale, ovvero sui flussi in entrata e in uscita dal nostro Paese e nell’ambito più generale della globalizzazione di ieri e soprattutto di oggi. Questo, all’interno dei luoghi dedicati all’insegnamento oggi, diventa una prerogativa indispensabile in quanto la interculturalità viene pienamente vissuta con la presenza e la convivenza nelle classi di alunni di origini non solo italiane che sono oggi chiamati a essere – e saranno impegnati domani a lavorare – per l’identità del nostro Paese, dell’Europa e del Mondo tutto speriamo con “occhi nuovi” come dice Proust in una sua celebre frase e “braccia tese con entusiasmo verso l’altro” come dice Papa Francesco.

Il volume si snoda rivelando le origini nord africane della nostra pasta, la diffusione della pizza in tutto il mondo, la tradizione del caffè per gli italiani, l’alta stima dei nobili e benestanti europei verso i nostri vetrai, marmisti e riquadratori, di quanto fossero famosi i modelli italiani per  pittori e scultori inglesi dell’Ottocento. Tradizioni e mestieri portati in tutto il mondo dai nostri emigrati. Insomma se oggi siamo ciò che siamo lo dobbiamo al nostro passato, è così?
Certamente sì, la storia è maestra di vita. Ma vi sono anche altre considerazioni da fare: innanzitutto la mobilità italiana non è stata e non è qualcosa di negativo. Nel passato ha portato a quanto raccontiamo nel RIM Junior ovvero a un’ampia diffusione di modi di fare, di essere, a mestieri, pratiche, tradizioni culinarie. La diffusione dell’italianità e di quello stile italiano che, oggi, viene riconosciuto e invidiato. Inoltre seppure in passato la maggior parte degli italiani è partita col marchio di essere ignorante perché in possesso del famoso passaporto rosso, in realtà questa storia merita di essere riscattata in quanto molti possono anche essere privi di titolo di studio, ma in possesso di una cultura sterminata – e il RIM Junior lo testimonia in ogni sua pagina – fatta di conoscenza di pratiche agricole (vedi il capitolo sul “vino divino”), di come utilizzare le materie prime (capitoli sulla pasta e la pizza), ma anche sulla cultura del bello (si vedano i saggi sui barbieri, sui riquadratori e i marmisti, sui modelli).

Oggi si torna a partire anche dall’Italia e sono soprattutto i più giovani che partono, e anche i piccoli al seguito dei genitori.  Quanto è diversa questa nuova ondata migratoria?
Dall’Italia si è sempre partiti e non si è mai smesso di partire. È vero sono cambiati i numeri nel tempo. Da milioni siamo passati a migliaia e oggi, nell’ultimo anno, a più di 124 mila con una crescita in un solo anno di oltre il 15%. Sono cambiati i numeri sono cambiate le caratteristiche e paradossalmente oggi la lettura del fenomeno ci vede molto più vicini alle caratteristiche del passato: partono i giovani e i giovani adulti, non soli ma con il nucleo familiare al seguito, quindi partono i minori e, nel caso in cui si ha necessità di punti fermi, partono anche i genitori (i nonni) con loro che finiscono col fare i baby sitter di quei nipoti in mobilità ma che ancora non sono in età scolare. La differenza è che oggi chi parte, parte col titolo di studio e se ieri molti sono rimasti all’estero per scelta ma tanti altri hanno potuto scegliere di tornare, oggi si parte per necessità (di un lavoro soprattutto), ma non si può altrettanto scegliere di tornare. Il problema della mobilità di oggi è il non riuscire a far compiere al migrante il vero percorso migratorio che è fatto di partenza, permanenza ed eventuale possibile ritorno. Oggi si parte, si sta all’estero e difficilmente si rientra.

Non si può terminare senza citare Daniela Maniscalco per i testi, Carmela D’Errico per le accattivanti illustrazioni. Il “RIM – Rapporto italiani nel mondo” è giunto alla sua dodicesima edizione. Si prevede un prosieguo anche per RIM Junior?
Oltre Daniela Maniscalco nostra collaboratrice perché come dicevo all’inizio ha la specifica competenza di “saper narrare al pubblico dei più piccoli” e a Carmela D’Errico che ha curato i disegni particolarmente suggestivi per questo specifico pubblico di lettori, devo nominare anche Mirko Notarangelo art director di tutto il progetto.
Ebbene sì, stiamo lavorando alla seconda edizione, ma non posso svelare nulla se non che, a mio parere, è un viaggio che stupirà nuovamente, ma questa volta per motivi diversi.

 

Delfina Licata
Sociologa impegnata da più di 10 anni nel settore della mobilità umana. Specializzata in metodologie qualitative applicate alla ricerca sociologica, ha condotto, in Italia e all’estero, diverse ricerche sul tema della mobilità. È responsabile dell’Area Ricerca e Documentazione della Fondazione Migrantes curando, per la stessa organizzazione, il Rapporto Italiani nel Mondo e, con altri redattori, il Rapporto Immigrazione. È nel Comitato di Direzione, per la Fondazione Migrantes, del Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia. Ha partecipato a numerosi convegni, conferenze, seminari e lezioni accademiche, in Italia e all’estero, sul tema della mobilità in generale e, in particolare, dell’emigrazione italiana e dell’immigrazione in Italia. Sugli stessi argomenti ha pubblicato diversi volumi, saggi e articoli in prestigiose sedi nazionali e internazionali.

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