L’italiano futuro della memoria

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sabatini-crusca-675x905-675x905“Io cerco una narrazione, mi manca un mago Merlino che pronunci forte quei nomi, li evochi per svelarne l’essenza e me li indichi col lungo dito ossuto sulla mappa del firmamento.” (Paolo Rumiz “Il ciclope”)
Ed ecco il Mago Merlino che svela l’essenza della lingua italiana. Professor Sabatini come si sente in questo ruolo?
Se la linguistica è una scienza, non c’è posto per i maghi. In Italia, però, le moderne scienze del linguaggio hanno ripreso vigore solo dagli ultimi decenni del secolo scorso, dopo la lunga parentesi idealistica. E quindi bisogna ancora compiere sforzi per accostare le conoscenze dei linguisti a quelle degli antropologi e dei neurologi, visto che la lingua è impiantata nel cervello dell’ homo sapiens.

Tanti libri di grammatica, lezioni di lingua italiana più o meno ironici, si susseguono nelle librerie. La lingua è dentro di te, però si legge come un romanzo.
Le parole del poeta Mario Luzi, che si leggono in testa alla mia Lezione di italiano, ne condensano mirabilmente il concetto centrale: la lingua verbale si impianta dentro di noi dalla nascita, è la facoltà specifica che permette alla specie umana di costruire la sua “cultura”. Quanto alla lettura sufficientemente avvincente, è una qualità necessaria per i libri di alta divulgazione, dei quali abbiamo assoluto bisogno.

Tutti usiamo la lingua, ma pochi lo fanno con consapevolezza. Nella prima parte provocazioni e dubbi sulla lingua vengono insinuati con efficacia (ma non preoccupatevi alla fine del volume si trovano le risposte, insieme con approfondimenti e altre riflessioni). Qual è lo scopo di questo stratagemma?
Interrompere il filo del discorso generale, per porre all’improvviso il lettore di fronte ai suoi probabili dubbi personali sull’uso della lingua, è un modo per ricordargli che stiamo trattando una materia che lo riguarda direttamente.

Nella seconda parte, quando si affrontano il testo e la grammatica, il percorso si fa più arduo, ma non meno stimolante. Se dovessimo dare un giudizio di valore, a cosa possiamo paragonare, in termini di “fatica”, il processo di apprendimento e consolidamento della lingua in una società avanzata, come quella in cui viviamo?
La domanda è bizzarra e mi fa venire in mente due paragoni estremi. L’impegno per far crescere e consolidare la padronanza della lingua è simile alla “fatica” per procurarsi da mangiare per tutta la vita. E lo paragonerei anche alla necessità di curare la stabilità e le condizioni della casa dove si abita.

E per finire si tirano i bilanci, le responsabilità, le proiezioni. E un solo nome: la scuola che “ha la responsabilità di formare alla base e sviluppare fino ai livelli più alti, alla luce delle scienze delle lingue, della mente e dell’educazione, le capacità linguistico-cognitive dell’intera popolazione nel suo rigenerarsi”. L’unica grande responsabile?
La scuola è al centro di questi discorsi, perché la capacità di usare la lingua anche attraverso gli occhi e la mano, cioè leggendo e scrivendo, è affidata ad alcune aree del cervello non predisposte dalla natura, diverse da quelle della lingua fonica (che lavorano automaticamente), e quindi da sottoporre a un’attenta e prolungata educazione. L’insegnante di “italiano” (per noi “lingua prima”) è davvero un “esperto di cervello”, cioè di capacità cognitive, dalle più semplici alle più complesse. Dati questi presupposti, andrebbe riconsiderata l’impostazione dei piani educativi della scuola e ridisegnato l’itinerario di formazione e di aggiornamento dei docenti.

 

Francesco Sabatini (1931) è prof. emerito di Storia della lingua italiana nell’Università Roma Tre, dopo aver insegnato nelle Università di Lecce, Genova, Napoli, Roma “La Sapienza”. Dal 2000 al 2008 presidente dell’Accademia della Crusca, ora ne è presidente onorario. Ha impegnato l’Accademia in un’intensa attività per la salvaguardia del plurilinguismo in Europa e per il consolidamento della coscienza linguistica nazionale.

Ha pubblicato studi sulla formazione della lingua italiana nel medioevo, sull’istituirsi di una norma dal secolo XVI in poi e sulla sua evoluzione dopo l’Unità nazionale. Studia modelli di descrizione grammaticale e di tipologia dei testi, con particolare riferimento all’educazione scolastica. Con il demografo Antonio Golini ha realizzato l’opera L’Europa dei popoli (1997) ed è autore, con Vittorio Coletti, del Dizionario della lingua italiana (1997; 2008). Una gran parte dei suoi saggi è riedita in due raccolte: Italia linguistica delle origini (Lecce, Argo, 1996, in due voll.). L’italiano nel mondo moderno (Liguori, Napoli, 2011, in tre voll.).

 

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