Il Salone del Libro in trasferta all’aeroporto di Torino

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Sei lì che stai per decollare e a salutarti, oltre a parenti e amici, ci sono pure Alessandro Baricco e Susanna Tamaro. Complice un pezzo di Salone del Libro in trasferta nell’aeroporto di Caselle, terminal partenze, per la precisione.
E, se anche non c’è l’abito di Angelica del «Gattopardo» e neppure la bici di Don Camillo o il sidecar di Gadda, la memoria va all’edizione 2011 della fiera e alla mostra «1861-2011. L’Italia del libri», curata da Gian Arturo Ferrari. È vero, manca il comparto ludico e scenografico, ma il cuore c’è, quello sì, issato, come un vessillo, su 18 mega totem, che portano l’effigie di Giorgio Bocca e Andrea Camilleri, Piero Citati, Giuseppe Pontiggia. E via citando, dalla letteratura italiana dal 1988 al 2012.
L’esposizione, allestita lo scorso anno all’Oval del Lingotto, nei giorni del Salone, ha figliato, proprio alla vigilia della nuova edizione, la venticinquesima. In aeroporto, come si è detto: dove ieri si inaugurata la mini-mostra, che è precisamente una selezione di quella originale. Altre sezioni, in questi stessi giorni sono «in tournée» nel chiostro di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma e all’Istituto Italiano di Cultura a Budapest.
Promessa mantenuta, dunque, in merito all’allestimento, che lo scorso anno fu contestato in quanto troppo costoso per la sola, breve, vita espositiva dei cinque giorni di fiera. «Avevamo promesso che la mostra sarebbe diventata itinerante e destinata a circuitare – ha commentato il presidente del Salone, Rolando Picchioni al taglio del nastro – e così è stato. L’idea di portarne un settore qui, nell’aeroporto, è nata di concerto con Regione, Comune e Sagat: in occasione dei 25 anni di Salone, abbiamo scelto di centrare l’attenzione proprio su libri editi in questi cinque lustri». «Con due sole eccezioni: ovvero “La donna della domenica” di Fruttero & Lucentini, straordinario ritratto di Torino e della torinesità, datato 1972 e “Rinascimento privato” di Maria Bellonci, dell’85, ideale punto di saldatura fra la narrativa colta-popolare del Novecento italiano», ha aggiunto Picchioni.
«L’idea di rendere l’aeroporto anche una vetrina sull’offerta culturale di Torino e del Piemonte è nata sulla scorta di quanto vediamo accadere in altre città del mondo, da Amsterdam a San Francisco», ha raccontato l’assessore alla Cultura in Regione Michele Coppola. E ha spiegato: «Siamo felicissimi che si sia potuto cominciare proprio celebrando l’evento letterario per eccellenza, ma l’intenzione è quella di continuare, collaborando con altri enti e musei e magari, ampliando l’iniziativa, rendendola costante. La sfida sarà riuscire a portare qui, ovviamente in condizioni di completa sicurezza, “pezzi” di Gam, del Castello di Rivoli, del Museo del Cinema o, tanto per dire. Come un assaggio di quanto città e regione sappiano offrire al visitatore: d’altro canto, i viaggiatori, in attesa del volo, hanno tutto il tempo per una visita a uno spicchio di allestimento o per vedere qualche opera d’arte che richiami l’attenzione su questa o quella realtà culturale del nostro territorio. Sicuramente qualcuno sarebbe maggiormente invogliato a tornarci e, magari, a portarci altre persone. Se i diversi enti coinvolti continueranno a lavorare in sinergia, com’è avvenuto sinora, il programma si realizzerà al meglio».
Intanto, il primo passo è con una summa della scrittura degli ultimi 25 anni, selezionata non solo secondo il criterio dell’eccellenza – come spiegano i responsabili del Salone del Libro – ma anche della loro importanza nel trasformare la rappresentazione del nostro Paese agli occhi di sé e del mondo. Così, campeggiano sui grandi menhir cartonati – con estratti, notizie e foto dell’autore – titoli come «Le nozze di Cadmo e Armonia», scritto da Roberto Calasso nell’88 e «Io speriamo che me la cavo», best-seller del ‘90 firmato da Marcello Dell’Orta, «Venuto al mondo» di Margaret Mazzantini e il coevo (entrambi editi nel 2008) «La solitudine dei numeri primi» del giovane Paolo Giordano, che si sono aggiudicati, ripettivamente, il premio campiello e lo Strega. Ma ci sono pure «Io non ho paura» di Niccolò Ammanniti e «Caos calmo» di Sandro Veronesi mentre, tra i più datati, «La chimera» di Sebastiano Vassalli, che uscì nel ‘90.

di Silvia Francia

da La Stampa on line (13/04/2012)

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