Un primo resoconto di Sergio Valzania sulla Via Tolosana

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Il cammino organizzato quest’anno da RadioRai in collaborazione con la Comunità radiotelevisiva italofona è quello comunemente detto della Via Tolosana, che attraversa l’Occitania, detta anche Linguadoca, ossia il sud della Francia. Questa regione deriva la propria denominazione dalla lingua minoritaria d’Oc, oggi quasi del tutto soppiantata dal francese moderno, discendente diretto dalla medievale lingua d’Oil. Un percorso quindi con la memoria attenta a un passato nascosto, ma non scomparso, come testimoniato dalla toponomastica e dalla pronuncia di molti vocaboli. L’attenzione alle minoranze linguistiche è sempre stata una delle caratteristiche della Comunità.

Segui li Cammino sul blog della Via Tolosana
http://laviatolosana.blog.rai.it/

Mentre scrivo siamo arrivati al tredicesimo giorno del viaggio a piedi che da Montpellier ci porterà a Puente la Reina, in Spagna. E’ lì infatti che la Via Tolosana si immette nel Cammino Francese verso Santiago, il più frequentato dei percorsi che attraversano la Spagna per giungere alla tomba del Santo, attorno alla quale a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è rinata in Europa la passione per il viaggio a piedi, portando sulle spalle tutto quello che serve e spostandosi ogni giorno di appena venti o al massimo trenta chilometri.

La vicenda più significativa del nostro viaggio, almeno fino a questo momento, è rappresentata dall’attraversamento del Massiccio Centrale francese, che ha caratterizzato quasi tutte le giornate. Si tratta di un sistema montuoso senza cime di rilievo, raramente le maggiori superano i mille metri, ma molto esteso, così che per più di una settimana abbiamo vissuto in un contesto appenninico, se non alpino, fermandoci in piccoli borghi situati quasi sempre sopra gli ottocento metri di altezza. La natura è rigogliosa, con foreste secolari attraversate da strade secondarie con pochissimo traffico, tanto che molte volte abbiamo preferito seguire quelle piuttosto che il sentiero del Grande Randonnée 653, tracciato a nostro giudizio più per escursionisti desiderosi di camminare in montagna che per viandanti che viaggiano a piedi ma non per questo intendono affrontare salite impegnative o lunghe deviazioni.

Il tempo spesso piovoso, simile a quello che in Italia ha portato alla soppressione delle tappe alpine del Giro d’Italia, ha contribuito a consigliarci un percorso più agevole e soprattutto meno fangoso di quello ufficiale, fatto di sentieri che quando piove tendono a trasformarsi in piccoli torrenti.

Fra i luoghi che abbiamo incontrato fino ad oggi si segnalano in particolare Saint Guilhelm le Désert, dove si conserva quasi intatto un monastero risalente agli inizi del settimo secolo, e il piccolo priorato di Saint Michel de Grandmont, prezioso esempio architettonico del dodicesimo secolo sfuggito anch’esso alle distruzioni inflitte a questi luoghi prima dalle guerre di religione e poi dalla rivoluzione.

Sergio Valzania

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