L’italiano in Svizzera, una lingua da far vivere

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La promozione e la difesa dell’italiano in Svizzera, fra gli attuali problemi e un potenziale da esprimere

Qual è l’effettivo “stato di salute” dell’italiano in Svizzera? Le più recenti statistiche mostrano che, nell’arco di oltre un quarantennio, si è ridotto dall’11% a poco più dell’8% il numero delle persone che indicano la lingua di Dante come quella principale da loro utilizzata. Un dato non certo brillante, ma che va anche valutato alla luce di altre tendenze legate, segnatamente, agli effetti dei flussi migratori: infatti a fronte di un sensibile aumento (dal 4% al 22%) delle persone che indicano lingue non nazionali, è anche scesa (dal 66 al 63%) la quota di coloro che si esprimono negli idiomi maggioritari del paese: tedesco o svizzero tedesco.

Agiscono insomma in più direzioni i cambiamenti in atto nel quadro del multilinguismo elvetico. Tenuto conto di essi, l’italiano ha in definitiva difeso le sue posizioni. “Per un buon numero di persone resta o la lingua madre, oppure quella che viene utilizzata nella comunicazione quotidiana, magari sul lavoro”, rileva il professor Renato Martinoni. “L’italiano continua a vivere e continua in parte anche ad essere amato. In questo senso dobbiamo essere piuttosto ottimisti”, sostiene lo studioso, storico titolare, per quasi un trentennio, della cattedra di letteratura italiana all’Università di San Gallo.

I problemi a nord delle Alpi

Certo, i problemi non mancano. Come il declino di quell’italofonia sviluppatasi sul versante nordalpino sull’onda dell’emigrazione italiana. Sembrano ormai consegnati definitivamente al passato i tempi in cui l’italiano, nei cantieri, nella ristorazione e nell’industria alberghiera, rappresentava quasi una sorta di “lingua franca”. I rientri in Italia di molti lavoratori, e l’integrazione linguistica dei loro figli, hanno ormai cambiato il quadro della situazione. Tutto ciò “ha fatto sì che l’italofonia degli emigranti sia diminuita in modo importante. Ma possiamo anche rilevare che le cifre dell’italofonia legata al mondo svizzero, degli svizzeri, sono rimaste uguali. E questo è un buon segno, tutto sommato”.

Osserviamo tuttavia che, anche in base a recenti studi, l’italiano continua ad avere una posizione piuttosto marginale come lingua ufficiale nell’Amministrazione federale. Da un anno a questa parte la Terza Svizzera può però di nuovo contare, grazie a Ignazio Cassis, su un proprio rappresentante nel Governo del paese: in che misura ciò potrebbe contribuire ad un maggiore interesse per l’italiano come lingua nazionale? Renato Martinoni non si aspetta in questo senso sviluppi eclatanti, ma osserva anche che “la presenza di un italofono a Berna può essere motore per alcune cose che potranno o dovranno succedere”: come ad esempio un aumento sostanziale “degli italofoni che operano a Berna nelle stanze dei bottoni”.

Gli strumenti di valorizzazione

Intanto la Svizzera italiana può avvalersi di uno strumento di creazione relativamente recente: quel Forum per l’italiano in Svizzera, istituito nel 2012 su iniziativa dei cantoni italofoni, al quale sono associati 9 atenei e una quindicina di organizzazioni culturali. Che dire sull’effettiva efficacia di questa piattaforma? “Personalmente, dalla sua istituzione, ho potuto constatare dei passi avanti davvero di grande importanza”, ci dice il professor Martinoni, osservando però che il canton Ticino dovrebbe anche essere più attivo “in maniera autonoma nella promozione e nella difesa della lingua al di fuori della Svizzera italiana. C’è un bel margine per lavorare ulteriormente”.

Ma in che direzioni occorre procedere per tutelare l’italiano e, in particolare, le sue possibilità d’insegnamento a nord delle Alpi? Per Martinoni si tratta anzitutto di valorizzare l’attrattiva insita nella nostra lingua, in modo da conferirle, attraverso una promozione molto attiva, “quella capacità di emergere e di farsi sentire, che potrebbe poi anche indurre qualcuno a sceglierla”. Senza poi trascurare il fatto che “l’italianità è entrata nella quotidianità di molti svizzeri”, al di là della dimensione linguistica. Non solo sul piano dell’estetica e del gusto ma anche, in modo magari meno visibile, “nel loro modo di vedere le cose”. C’è quindi anche una dimensione fatta di inclinazioni e di sensibilità che rappresenta “una cosa molto bella e sulla quale si dovrebbe lavorare”.

Alex Ricordi

Qui potete rivedere la video intervista della RSI a Renato Martinoni

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Una-lingua-da-far-vivere-10967174.html

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